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CHIRURGIA DELL'EPILESSIA
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CHIRURGIA DELL'EPILESSIA "C. MUNARI"


Primo in Italia, il centro per la chirurgia dell'epilessia "Claudio Munari" venne istituito dalla Regione Lombardia nel 1994, ma risalgono al maggio del 1996 i primi interventi.

Trattare l'epilessia chirurgicamente, un'intuizione di oltre un secolo fa del neurochirurgo Horsley e del neurologo Jackson per quei casi non curabili coi farmaci, è potuta divenire realtà anche qui in Italia grazie all'intraprendenza di Claudio Munari, il neurochirurgo pioniere della chirurgia dell'epilessia che ha portato tra i padiglioni del Niguarda la competenza pluriennale maturata a Parigi e Grenoble, fondando una vera e propria scuola italiana.


A CHI SI RIVOLGE
Si stima che in Italia le persone affette da epilessia siano 500.000, ma non tutti sono candidabili per un intervento di resezione.
L'indicazione chirurgica è da prendersi in considerazione solo per quei pazienti affetti da un'epilessia cosiddetta focale e farmacoresistente.

Mentre l'esistenza di una lesione nel cervello può far prendere in considerazione l'intervento anche in assenza di una provata farmaco resistenza, la presenza e l'individuazione di un'unica zona del cervello, responsabile delle scariche anomale, rimane un requisito fondamentale per aprire le porte della sala operatoria.


METODOLOGIA
La "caccia" all'area epilettogena viene eseguita dal centro con metodiche di livello estremamente avanzato.

L'iter diagnostico ha il suo primo passo nel Video-EEG, un esame non invasivo che consiste nella registrazione delle crisi epilettiche mediante una videocamera, procedendo contemporaneamente ad una elettroencefalografia.

In questo modo si possono osservare e rivedere più volte le crisi allo scopo di localizzare la regione epilettogena nel confronto video-encefalogramma.

Se questo non dovesse bastare, si passa ad indagini a cui ad una maggiore invasività corrisponde una più alta precisione e sensibilità.
La camera operatoria, unica nel suo genere, infatti, permette di eseguire interventi stereotassici, secondo la metodologia di Talairach, che consente di impiantare elettrodi intracerebrali, con un casco speciale, per registrare direttamente dal cervello l'origine della crisi. L'impianto è reso possibile da uno studio angiografico di precisione con cui si ottiene una mappa dettagliata di arterie e vasi che irrorano la zona e che rappresenta una coordinata fondamentale per il chirurgo per orientarsi durante l'intervento.


RISULTATI
I risultati variano a seconda del tipo di epilessia operata. Gli esiti più favorevoli si hanno per i casi con lesioni evidenti alla risonanza magnetica e per le localizzazioni a livello temporale. Per questi casi la percentuale di guarigione può arrivare al 90%.
Scende al 50%nei pazienti in cui la zona epilettogena è molto ampia, interessando più lobi dell'encefalo.

Esiti differenti, ma su tutti incide la tempestività:
si consiglia di intervenire il prima possibile, se ci sono le indicazioni anche in età pediatrica. Prima il bambino si libera dalle crisi prima potrà completare il normale sviluppo cognitivo. Inoltre la plasticità di un cervello non ancora formato consente di ovviare meglio a complicazioni che eventualmente possono manifestarsi.


Per info
Chirurgia dell'epilessia e del parkinson

ultimo aggiornamento: 13-01-2010
Ufficio comunicazione
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