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13.12.2012

ANGIFIBROMA GIOVANILE
Attenzione all’epitassi

L’angiofibroma giovanile è un tumore benigno di origine vascolare che si sviluppa nelle cavità nasali. È una patologia poco diffusa, l’incidenza in Europa è di 4 casi su 100.000, e molto “selettiva”: a svilupparla sono, infatti, prevalentemente ragazzi dai 9 ai 19 anni di età e tutti di sesso maschile.


La parola a Alberto Dragonetti, Direttore dell’Otorinolaringoiatria

Le cause che favoriscono l’insorgenza della patologia sono tuttora sconosciute, ma la diffusione limitata a ragazzi maschi in età adolescenziale avvalora l’ipotesi di una correlazione di tipo ormonale.
Questi tumori, che spesso nascono da alcune arterie nella porzione posteriore del naso, non sono di tipo canceroso e raramente lo diventano, tuttavia bisogna intervenire con tempestività perché accrescendosi molto rapidamente
possono andare ad invadere altre strutture del cranio, come il nervo ottico e l’encefalo.

L’angiofibroma può anche non dare segni della sua presenza per molto tempo, ma quasi sempre il primo campanello d’allarme è l’epistassi: la massa molto ben vascolarizzata spesso si rompe provocando sanguinamento dal naso. L’epistassi, pertanto, in adolescenti maschi, soprattutto quando si presenta con episodi frequenti ed abbondanti, è un sintomo che non va sottovalutato e che oltre alla visita specialistica richiede un approfondimento diagnostico tramite l’esame endoscopico.
La Tac e la risonanza magnetica al massaccio facciale completano la diagnosi e sono molto utili per avere un quadro preciso dell’estensione del tumore.
L’asportazione chirurgica è la terapia d’elezione ed è quasi sempre risolutiva. Nella maggior parte dei casi l’intervento è realizzato in modalità mini-invasiva, utilizzando un endoscopio, che risale dalla narice, e che, attrezzato con speciali pinze o un laser, viene usato dal chirurgo per asportare la massa. Questo tipo di chirurgia senza cicatrici consente un post-operatorio molto più rapido: il paziente, infatti, in assenza di complicazioni, può essere dimesso già 2-3 giorni dopo l’intervento.
L’operazione nella maggior parte dei casi coincide con la guarigione, cui seguirà, comunque, un follow up fatto di
visite e controlli a scadenze regolari per tenere la situazione sotto stretta sorveglianza.
Ma nei casi in cui la chirurgia non bastasse?
La revisione chirurgica, ovvero la ripetizione dell’intervento, è la prima opzione da prendere in considerazione. Altre volte anche la politica del “wait and see”, aspettare e osservare, può portare alla remissione della malattia. Questo perché si è visto che il tumore, di probabile origine vascolare-ormonale, tende a fermare la sua crescita una volta superata l’età adolescenziale. Ci sono poi altre terapie complementari come la radioterapia e la chemioterapia per cui però non esistono evidenze che ne avvalorano l’efficacia.

EMBOLIZZAZIONE
A fare da ponte tra la diagnosi e l’intervento c’è l’embolizzazione. 24 ore prima dell’intervento il paziente viene sottoposto ad un’angiografia, per avere una “mappa” dei vasi che irrorano il tumore. Sulla base di questa si esegue un’embolizzazione, una procedura che consente di “tappare” i vasi che riforniscono di sangue la massa tumorale, in modo da limitare eventuali emorragie durante l’intervento di asportazione. A Niguarda l’embolizzazione è portata a termine dai Radiologi Interventisti che “tagliano i rifornimenti” all’angiofibroma risalendo con un catetere che viene inserito nell’arteria femorale.

Tratto da: Il Giornale di Niguarda

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