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02.05.2012

APNEE NOTTURNE:
pericoli al volante

Sonnolenza, distrazione, difficoltà a concentrarsi e tempi di reazione che si allungano: sono oltre 800 gli automobilisti che ogni anno perdono la vita sulle strade italiane a causa di questi pericolosi “compagni di viaggio”. Spesso queste cause sono indotte dalla Sindrome delle apnee nel sonno, caratterizzata da ricorrenti episodi di ostruzione delle vie respiratorie che compromettono il riposo notturno a scapito della capacità di attenzione durante la veglia.
Gli automobilisti che soffrono di questa sindrome corrono un rischio fino a 7 volte maggiore. A “suonare la sveglia” è l’Aci e la Federazione Italiana contro le Malattie Polmonari Sociali e la Tubercolosi.In Italia le apnee nel sonno colpiscono il 4% degli uomini e il 2% delle donne, ma la percentuale sale fino al 20% tra gli autotrasportatori.
La sindrome influisce negativamente sui livelli di attenzione, ma soprattutto allunga i tempi di reazione: a 130 km/h, chi ne soffre percorre 22 metri in più rispetto agli altri prima di frenare o impostare una manovra correttiva. Nove metri in più se si viaggia a 40 km orari. Piccole distanze, che, però, fanno la differenza quando in gioco c’è la sicurezza stradale.


Facciamo il punto sulle apnee notturne con Lino Nobili, neurologo del
Centro di Medicina del Sonno

E’ vero che è la forma più diffusa di disturbo respiratorio del sonno, in cosa consiste?
Sì, è vero. É un disturbo che presenta un’alta prevalenza nella popolazione generale ed è dalle 2 alle 3 volte più frequente nei maschi rispetto alle donne (prevalenza che oscilla dal 2% al 10% nei maschi oltre i 45 anni).
Chi ne è affetto presenta periodiche apnee durante il sonno conseguenti a ostruzioni delle vie aeree superiori.
Tali ostruzioni durano circa 10-20 secondi ma in alcuni soggetti raggiungono durate anche più elevate.

Quali sono i primi sintomi?
I primi sintomi sono un russamento intermittente con pause respiratorie durante il sonno e riprese del respiro talora molto rumorose. Talvolta possono presentarsi risvegli multipli con possibile fame d’aria. Caratteristica è anche la sensazione di un sonno poco ristoratore al risveglio e nicturia (il soggetto si alza spesso più volte per notte per urinare). In seguito compare la sonnolenza diurna che può divenire particolarmente severa.

Quali sono i fattori di rischio?
I fattori di rischio più importanti sono il sovrappeso (anche se sono numerosi i pazienti “magri” con tale disturbo), particolari conformazioni anatomiche del collo, della gola e malformazioni dello scheletro facciale (per esempio micrognatia, ovvero volume ridotto della mandibola, o retrognazia, posizione più arretrata della mandibola).

Chi ne soffre riesce ad accorgersi del sonno disturbato?
Spesso il soggetto affetto dal disturbo non si accorge di nulla, nemmeno di russare. Sono più frequentemente i compagni di letto a segnalare la presenza di apnee.
I pazienti progressivamente iniziano a non sentirsi più in forma, a soffrire di sonnolenza diurna senza però avere la percezione di quello che succede di notte. Il disturbo può andare avanti anche per anni prima di essere riconosciuto.

Cosa fare in caso si sospetti di soffrire di apnee notturne?
É utile una valutazione medica per accertare la presenza dei sintomi e dei fattori di rischio. La patologia è multidisciplinare e quindi spesso si fanno valutazioni neurologiche, pneumologiche ed otorinolaringoiatriche.
La diagnosi comunque richiede l’esecuzione di un esame, detto polisonnografia che può essere eseguito anche a casa del paziente (i sensori vengono montati in ospedale e quindi il paziente può andare a casa). Solo in rari casi è necessario eseguire l’esame in ospedale.

Cura: che tipo di terapie sono disponibili?
Ci sono vari approcci e dipende dalla gravità della patologia e dalle caratteristiche del paziente. Può essere necessario, ma talora non sufficiente il dimagramento. In alcuni casi un intervento chirurgico può essere molto efficace. Le forme lievi possono rispondere bene al trattamento con un bite che avanza la mandibola (il bite deve essere però costruito ad hoc per la forma del paziente).
Il trattamento più efficace è sicuramente dato dall’uso della CPAP (Continuos Positive Air Pressure). Il dispositivo prende l’aria ambientale e attraverso una maschera (nasale, buccale o facciale) la eroga nelle vie aeree del paziente. La CPAP fornisce una pressione positiva continua nelle vie aeree, prevenendo il loro collasso e impedendo l’occorrenza delle apnee e del russamento.

ATTENZIONE A…
La presenza di apnee ostruttive durante il sonno aumenta nettamente il rischio di ipertensione e di
malattie cardiovascolari come l’ictus. Il trattamento con CPAP riduce tale rischio, tuttavia affinché un trattamento sia efficace, è necessario che il paziente usi il dispositivo CPAP regolarmente, almeno 4-5 ore per notte.

 Tratto da: Il Giornale di Niguarda

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