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06.01.2011

ARTRITE REUMATOIDE
una patologia con molti "nemici"

Sono oggetti inanimati, ma sono nemici reali per i circa 300 mila italiani che convivono ogni giorno con l’artrite reumatoide: un barattolo, un’automobile, uno scalino, senza dimenticare i bottoni della propria camicia, la lavatrice e perfino un’innocua matita. I pazienti con artrite reumatoide sono costretti a vite di rinunce e hanno nemici insospettabili che, nascosti nell’ingresso di casa, nel bagno o sulla tavola della propria cucina, si trasformano in barriere insormontabili.

La parola a Oscar Epis della Reumatologia
Il quadro che emerge dall’aggiornamento del I° Rapporto Sociale sull’artrite reumatoide, realizzato dal Censis in collaborazione con la Società Italiana di Reumatologia (SIR) e l’Associazione Nazionale Malati Reumatici (ANMAR), è preoccupante: i pazienti subiscono una grave limitazione della propria libertà, sono costretti a rinunce significative e invalidanti, finendo spesso per dipendere da amici e parenti.

La casa
Le difficoltà dei pazienti con artrite reumatoide iniziano nella loro stessa abitazione. La casa non è più un rifugio, ma spesso è disseminata di trappole: circa il 15% del campione, infatti, non riesce a girare la chiave nella serratura e più del 30% ha difficoltà ad aprire un vasetto o un barattolo. Tre pazienti su dieci non riescono a raggiungere un oggetto posto sopra la propria testa, mentre più del 12% non è in grado di mettersi ai fornelli, per cucinare in autonomia.
La cura della persona
I bottoni della camicia, il pettine, la lavatrice: sono le barriere con cui si scontrano ogni giorno i pazienti, rendendo difficile lo stesso prendersi cura di sé e mettendo a dura prova l’autonomia personale. Circa il 20% del campione, infatti, non riesce ad allacciarsi le scarpe (fare un nodo o un fiocco), mentre quasi il 18 % non riesce a farsi il bagno o la doccia senza supporto esterno e più del 15% non è in grado di utilizzare la propria lavatrice per fare il bucato.
Artrite reumatoide e lavoro
I dati del Rapporto Censis-ANMAR-SIR dicono che più di un paziente su 5 ha dovuto seriamente modificare la propria attività a causa della malattia, riducendo parzialmente il proprio orario di lavoro (39,1%) o andando addirittura in pensione (32,2%). A determinare l’ostacolo lavoro è la stessa natura cronica e progressiva dell’artrite reumatoide, che colpisce le articolazioni e ne danneggia la funzionalità, provoca dolore, rigidità, gonfiore e deformazioni, fino all’invalidità.

LA PATOLOGIA
L’artrite reumatoide è una malattia autoimmune progressiva. In altre parole, è lo stesso sistema immunitario, che normalmente difende l’organismo dalle aggressioni esterne (virus, batteri, ecc.), ad attaccare il tessuto sano, confondendolo per un aggressore esterno e causando il danno articolare e l’infiammazione.
Può colpire chiunque e in qualsiasi momento. Tuttavia si presenta generalmente in un’età compresa tra i 35 e i 50 anni e “preferisce” le donne, che rappresentano circa il 75% dei pazienti, pari ad un rapporto di 4 a 1 rispetto ai maschi.

LE TERAPIE
Sebbene la causa dell’artrite reumatoide sia ancora sconosciuta, la ricerca medica ha permesso di compiere enormi passi avanti negli ultimi anni. Esistono, infatti, diverse categorie di farmaci per la cura di questa malattia reumatica.
- I farmaci sintomatici: comprendono i farmaci antalgici puri (paracetamolo), i FANS (Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei) e i cortisonici. Sono dotati di un effetto rapido, ma limitato nel tempo.
- I cosiddetti “farmaci di fondo”: hanno portato un notevole progresso nella cura dell’artrite reumatoide. Si tratta dei DMARDs (Disease Modifyng Anti Rheumatic Drugs), cioè una serie di molecole in grado di modificare l’andamento della malattia (ad esempio il metotrexate). Pur essendo efficaci nel controllare i sintomi, molti pazienti non rispondono o rispondono in misura insufficiente a questa terapia.
- I farmaci biologici: sono disponibili da circa 10 anni, si tratta di molecole ottenute grazie all’ingegneria genetica, in grado di legare e neutralizzare l’azione di alcune proteine che favoriscono l’infiammazione, agendo in modo mirato. Permettono un soddisfacente controllo della malattia e dell’evoluzione del danno erosivo articolare in tempi molto brevi e in un numero elevato di pazienti in cui la terapia con farmaci tradizionali non ha dato risposta.

Tratto da: Il Giornale di Niguarda

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