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02.05.2012

CELIACHIA
Metti una sera a cena..senza glutine

Chi può resistere al profumino invitante del pane appena sfornato? O ad un piatto di pasta ancora fumante?
In teoria nessuno, in pratica, circa 1 italiano su 100 è costretto a farlo.
Sì perché per alcune persone anche questi semplici alimenti così naturali e sani sono totalmente proibiti.
Stiamo parlando dei celiaci, coloro cioè che soffrono di un’intolleranza permanente al glutine, proteina presente in frumento, farro, kamut, orzo, segale, spelta e triticale. Che tradotto, ciò significa: niente pasta, pizza, pane o biscotti.
Il tutto nasce da una risposta immunitaria abnorme a livello intestinale, causata proprio dal glutine, anzi da una piccola frazione del glutine, chiamata gliadina che l’organismo non è in grado di assorbire. La conseguenza di questa risposta immunitaria è un’infiammazione cronica che determina un danneggiamento delle pareti dell’intestino e, con il progredire delle lesioni, si genera una situazione di malassorbimento intestinale, anemia e quindi malnutrizione.
Non si può parlare di una vera e propria trasmissione genetica della celiachia, anche se si riscontra un’impressionante predisposizione genetica.

La parola a Costantino De Giacomo, Direttore del Dipartimento Materno Infantile

Da uno screening familiare risulta che la celiachia è presente nel 10% dei fratelli/sorelle e addirittura nel 70% nei gemelli omozigoti.
Data l’incidenza, i celiaci potenzialmente sarebbero quindi 400.000, ma ne sono stati diagnosticati ad oggi intorno a 85.000.
Nella forma definita classica, che si manifesta nei primi due anni di vita, il bambino sviluppa sintomi tipici, quali vomito, diarrea, perdita di peso, malnutrizione e un addome gonfio e “globoso” (la parola celiachia, infatti,
deriva dal greco “ventre”).
Ma l’intolleranza può avere anche un esordio tardivo caratterizzata da anemia, anoressia, ritardo puberale, ed essere accompagnata da una sintomatologia esterna all’apparato gastrointestinale.
Spesso, quindi, un paziente celiaco è colpito anche da dermatiti, tiroiditi, afte, disturbi neurologici, diabete e persino sterilità. Un quadro clinico molto diffuso che rende non sempre immediata la diagnosi di celiachia.

E’ possibile anche che non ci si accorga di essere celiaci fino all’età adulta – ci spiega Cirino Gallo, responsabile della Medicina 2C-, quando poi i sintomi compaiono in modo più o meno acutamente in un periodo qualsiasi della vita, spesso dopo un evento stressante quale una gravidanza, un intervento chirurgico o una infezione intestinale.

La diagnosi viene effettuata con un primo screening sierologico per rilevare la presenza di anticorpi specifici diretti contro un
enzima tessutale (la transglutaminasi) e successivamente con biopsie multiple duodenali per valutare lo stato dei villi intestinali alla ricerca delle caratteristiche alterazioni causate dalla risposta immunitaria.

E la cura?
L’unica terapia possibile è seguire un regime alimentare senza glutine. La risposta dell’organismo è naturalmente individuale, ma in genere dopo poche settimane la sintomatologia maggiore regredisce, mentre bisogna aspettare dai 6 ai 12 mesi per vedere un miglioramento istologico dei villi intestinali.
La dieta priva di glutine è assolutamente fondamentale sia per la regressione dei sintomi, che per la prevenzione delle complicanze che talvolta possono insorgere. Nei casi più gravi, infatti, con una diagnosi tardiva, o con il non rispetto
della dieta, alla celiachia possono seguire gravi alterazioni come linfomi, tumori dell’intestino o ulcere digiunali .
Da qualche anno fortunatamente si trovano in commercio moltissimi prodotti sostitutivi che permettono ai celiaci di attenersi ad una dieta bilanciata senza eccessive rinunce. E anche il settore della ristorazione ci viene incontro e ormai non sono pochi i ristoranti attrezzati per una cucina “gluten free”.

Tratto da: Il Gionale di Niguarda

Per Info:
Pediatria
Medicina 2C

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