È un disturbo più comune di quel che si pensa, che colpisce il 13% delle madri e che insorge nei primi tre mesi dopo il parto. La depressione post-partum è la forma più grave di diverse alterazioni dell’umore, più o meno transitorie.
La più nota e la meno preoccupante è il “Baby Blues” che insorge nell’80% delle gravidanze, a causa degli squilibri ormonali tipici del dopo parto, e si esaurisce nel giro di una settimana.
“La depressione post-partum ha una durata maggiore – spiega Mariano Bassi Direttore della Psichiatria 2 - e si manifesta con pianti frequenti, modificazioni dell’appetito o del sonno, stati di ansia/preoccupazione immotivati e perdita di interesse per le attività che abitualmente danno piacere, inclusa la cura del piccolo. Nei casi più gravi il senso di inadeguatezza nei confronti del bambino può portare a ricorrenti pensieri di morte e/o suicidio.”
I dati della letteratura scientifica attestano che la miglior cura è la prevenzione. La partita si gioca, dunque, sull’identificazione di precisi fattori di rischio che se riconosciuti per tempo consentono di intervenire in anticipo
sullo sviluppo della depressione.
“Ad aumentare la probabilità di svilupparla-spiega la psicologa Mara Ceruti - ci sono fattori di ordine biologico, psicosociale e psicologico. È stata dimostrata, infatti, la correlazione con condizioni di vita stressanti ( difficoltà economico-lavorative, lutti recenti ecc..), insoddisfazione matrimoniale, precedenti depressioni, bassa auto-stima o il dover fronteggiare una gravidanza non desiderata”.
Da qualche tempo nel nostro ospedale è stato attivato un programma che prevede una stretta collaborazione tra Ostetricia e Psichiatria: lo psicologo partecipa all’attività ambulatoriale lungo il percorso di visite che anticipano la nascita. Il suo ruolo è quello di sensibilizzare le donne a non temere il periodo post-parto, sostenendole per affrontare le difficoltà che lo accompagnano. Non solo. È stata condotta un’attività di formazione per ginecologi, ostetriche e infermieri: conoscere il disturbo è fondamentale per relazionarsi con le madri nella maniera più corretta possibile, inoltre facilita il riconoscimento di quei campanelli d’allarme su cui è necessario attirare l’attenzione dello psicologo e, nei casi più gravi, dello psichiatra.
C’è di più. Studi internazionali hanno dimostrato un rischio maggiore per le donne immigrate. Se per la donna italiana esiste una rete relazionale di supporto, famiglia e servizi sociali, che si attiva nelle cure per la mamma e il nuovo nato, per la donna straniera tale sostegno può venire a mancare.
“Un ospedale come il nostro ospita più di 1.800 parti all’anno - aggiunge Bassi -, e al Niguarda la quota madri straniere è più del 27%. Si tratta quindi di un contesto ideale per condurre uno studio sulla maggiore esposizione delle donne immigrate. La ricerca sarà affiancata da un intervento di supporto dedicato che si innesta nel “Programma stranieri”, sviluppato con l’obiettivo di migliorare l’accessibilità, l’accettabilità e l’efficacia del trattamento psichiatrico rivolto agli immigrati residenti a Milano.
Gli effetti sul bambino
La depressione post-partum modifica le interazioni madre-figlio e può portare il bambino a sviluppare disturbi che si manifestano nel periodo neo-natale o nel corso dell’infanzia:
- Cognitivo: difficoltà nello sviluppo mentale e motorio.
- Comportamentale: insorgenza di ansia, depressione, ritiro sociale, aggressività, iperattività, rabbia.
- Organico: disregolazioni neurofisiologiche (coliche gassose, disturbi del sonno o alimentari), infezioni ricorrenti, gravi allergie, asma, malnutrizione e malattia nei bambini che vivono in situazioni di povertà.
Tratto da: Il Giornale di Niguarda.