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01.10.2010

ETNOPSICHIATRIA
Perchè la cultura non è vestito

La realtà che tutti noi viviamo è sempre più “colorata”, multietnica, visi orientali si scambiano cenni di saluto con occhi scuri della profonda africa, bambini di culture lontane giocano insieme nei parchi e le insegne dei negozi parlano lingue diverse.

La coesistenza di mondi e culture differenti ha determinato lo sviluppo dell’etnopsichiatria, territorio di confine tra discipline diverse, dalla psicologia all’antropologia, dalla sociologia alla geografia, dalla teologia alla medicina.

È difficile trovare, infatti, una semplice definizione per questo ramo della psichiatria, che tenta di tener conto della cultura di appartenenza dell’individuo, con i suoi miti, valori e concezioni religiose, ma anche del nuovo contesto sociale di inserimento, delle relazioni interpersonali, ecc.
In altre parole l’etnopsichiatria si occupa di indagare il disagio psichico dei pazienti provando a “leggere” il disturbo dall’interno della cultura d’origine.

A Niguarda è nato nel 2000 il Centro di Consultazione Etnopsichiatrica, ambulatorio di salute mentale per “quei pazienti scomodi, irregolari - racconta Carlo Pagani, responsabile del Servizio - che nessuno vuole”.

Unico centro lombardo (e comunque tra i pochissimi a livello nazionale), offre interventi diretti di sostegno psichiatrico a immigrati che arrivano dopo ricoveri in neuropsichiatria, dal pronto soccorso, da consultori, dall’ufficio stranieri ecc. “La vera forza del centro, infatti - continua Pagani - è che esso è inserito in una rete assistenziale che lavora in modo coordinato con il territorio.”
Oltre a psichiatri, psicologi e educatori, il centro si avvale della collaborazione di mediatori linguistico-culturali, essenziali per l’interpretazione “culturalmente orientata” dei casi.

Che la cultura sia così influente sulla psicologia - racconta Leo Nahon, direttore psichiatria 3- non è una scoperta recente. Anche a livello nazionale, per esempio, alcuni disturbi psichiatrici hanno presentazioni sintomatiche diverse tra pazienti del nord e pazienti del sud Italia.

Tratto da: Il Giornale di Niguarda.

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