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19.07.2011

FIBRILLAZIONE ATRIALE:
di cosa si tratta?

Andare in fibrillazione”, chissà quante volte abbiamo usato questo termine per indicare un’attesa spasmodica, un’emozione che ci eccita e fa schizzare il cuore a mille all’ora.
Ma nella realtà che cosa si indica con questo termine e soprattutto dobbiamo preoccuparci quando a dirlo è il nostro medico?

Ci spiega tutto il cardiologo Marco Paolucci della Cardiologia 3 - Elettrofisiologica

battiti del caos…
La fibrillazione atriale è una delle aritmie cardiache più diffuse. È caratterizzata da una completa irregolarità dell’attivazione elettrica degli atri, due delle quattro camere cardiache. In genere non determina una riduzione della capacità del cuore di pompare il sangue in maniera efficace ma il battito cardiaco può però divenire accelerato ed irregolare.

…attenzione a…
L’incidenza di fibrillazione atriale aumenta con l’età, raddoppiando più o meno ogni 10 anni, ed è maggiore nei soggetti con patologie cardiache strutturali (soprattutto difetti valvolari), ipertensione, diabete, iperfunzione della tiroide e abuso di alcol.
Nella maggior parte dei pazienti è opportuno intraprendere un trattamento anticoagulante orale cronico per ridurre al minimo il rischio di complicanze tromboemboliche (ad esempio eventi ischemici cerebrali) correlato alla presenza dell’aritmia.

…i sintomi…
La fibrillazione atriale può essere cronica, ovvero continua, persistente oppure parossistica con episodi di durata variabile da pochi secondi ad alcune ore o giorni. In alcuni casi l’aritmia non determina sintomi e la sua diagnosi avviene occasionalmente; spesso però comporta la comparsa di palpitazioni, affaticamento o stanchezza, vertigini, affanno, dolore al petto o anche svenimenti.

…si può guarire?
La fibrillazione atriale in genere tende a recidivare. Per tale motivo è giustificato e opportuno, nella maggior parte dei casi, prevedere un trattamento farmacologico specifico; l’assunzione di farmaci antiaritmici può, infatti, prevenire anche per molto tempo la ricomparsa del problema. In caso di aritmia persistente e sintomatica si può effettuare la cosiddetta cardioversione elettrica: una scarica elettrica sul torace del paziente durante una breve anestesia generale, che in genere interrompe l’aritmia determinando una sorta di “reset” elettrico del cuore. Qualora l’aritmia tendesse a recidivare con frequenza, può essere considerata l’indicazione all’esecuzione di un intervento denominato “ablazione transcatetere”. Questa procedura, non chirurgica, consiste nell’introduzione nel sistema venoso di un elettrocatetere che viene fatto risalire fino al cuore e mediante il quale, in regioni specifiche dell’atrio sinistro, vengono effettuate delle “bruciature” che possono risolvere in via definitiva l’aritmia.

Tratto da: Il Giornale di Niguarda

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