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03.04.2012

LEUCEMIA ACUTA
Il Trapianto aploidentico

Per alcuni pazienti con leucemia acuta (sia di tipo mieloide che linfoide) la via della guarigione può passare per il trapianto di midollo. Una delle principali difficoltà è la compatibilità immunologica tra donatore e ricevente.
Già oltre 20 anni fa ci furono i primi studi per tentare di bypassare questa limitazione. Da quelle ricerche si è messo a punto il trapianto aploidentico (ovvero identico a metà) che è entrato far par parte della pratica clinica.

Qualche domanda a Giovanni Grillo, ematologo del Niguarda, dove questa tecnica si utilizza dal 2010.

Un trapianto identico a metà, cosa significa?
Questa tecnica è stata messa a punto da un gruppo di ricercatori italiani i quali hanno dimostrato che un trapianto da un parente compatibile solo al 50% è possibile. Ovviamente le cellule staminali del midollo da trapiantare devono essere sottoposte ad una specifica procedura che le renda idonee ad essere accettate dal ricevente, limitando così la possibilità di rigetto.

Quali vantaggi comporta?

Questa tecnica ha l’indubbio vantaggio che quasi tutti i pazienti hanno un donatore familiare identico a metà, tuttavia la manipolazione delle cellule da trapiantare provoca una profonda e prolungata inattività del sistema immunitario che espone, per circa un anno, il trapiantato ad un rischio infettivo molto alto, il che richiede un’attenta sorveglianza medica.

Quindi il ricorso a questo tipo di trapianti va ben ponderato a causa dell’aumentata esposizione alle infezioni. Quando si sceglie?
Per poter eseguire un trapianto di midollo è ovviamente necessaria la presenza di un donatore HLA compatibile. Il sistema HLA è alla base del riconoscimento da parte del sistema immunitario di ciò che è proprio dell’organismo (self) rispetto a ciò che è estraneo (non self). Quindi maggiore è la compatibilità HLA minore è il rischio di complicazioni immunologiche. Il donatore compatibile inizialmente viene cercato tra i fratelli e le sorelle del paziente, in quanto ciascun fratello/sorella ha la
probabilità del 25% di essere HLA identico al paziente.

Ma quando non ci sono familiari HLA identici?
Qualora non vi fosse un donatore disponibile tra i fratelli/sorelle il centro che ha in cura il paziente può rivolgersi ai registri nazionali e internazionali di donatori volontari e aprire la ricerca di un donatore non familiare. In questo caso è necessaria un’attenta e oculata valutazione da parte dei medici del centro trapianti per individuare il miglior donatore possibile e ridurre così il rischio di complicazioni immunologiche. Talvolta però i tempi della ricerca vanno per le lunghe, diventando incoerenti con le necessità cliniche del paziente. In questo caso si deve prendere in considerazione la possibilità di un donatore alternativo, cioè di un donatore non HLA identico. Ed è a questo punto che si può pensare ad un trapianto aploidentico con un familiare compatibile solo al 50%.

Si tratta di una tecnica che fa parte dell’offerta terapeutica di Niguarda dal 2010
Sì e che ci ha permesso di non dovere più inviare presso altri centri i pazienti che ne avevano bisogno. Si tratta di un’eventualità abbastanza rara ma che è importante avere tra le proprie opzioni di cura per poter garantire tutte le possibili “strade” che possono portare alla remissione di malattia.

Tratto da: Il Giornale di Niguarda

 

 

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