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13.12.2011

STEATOSI
Fegato “taglia forte”

Guarda quelle transaminasi alterate … Cos’è quello che brilla nell’ecografia?
Forse si tratta di fegato “grasso”, o steatosi, una condizione sempre più comune nella popolazione dei paesi occidentali. “Cos’è” e “quali rischi comporta”, l’abbiamo chiesto a Giovambattista Pinzello, ex Direttore Epatologia e Gastroenterologia.

Che cosa s’intende con steatosi e qual è la sua diffusione?
Con questo termine si indica un eccessivo accumulo di grasso (trigliceridi) nelle cellule epatiche. È normale che il fegato contenga del grasso, ma se questo ammonta a più del 10% del peso del fegato si parla di steatosi. In Italia questa condizione interessa il 25 % della popolazione e rappresenta la malattia epatica più frequente; ci si aspetta, in futuro, un suo incremento anche in relazione alla crescente diffusione di obesità, diabete e sindrome metabolica (ovvero obesità addominale associata alla presenza di uno o più dei seguenti elementi: aumento della pressione arteriosa, aumento dei grassi nel sangue, aumento della glicemia, insulinoresistenza)

Obesità, diabete, sindrome metabolica, ma anche l’alcol ha il suo peso?
C’è da fare una distinzione: possiamo, infatti, osservare due forme di “fegato grasso”. In una prima forma l’eccesso di grasso può essere secondario ad un consumo eccessivo di alcol, oltre 30 g al giorno, ovvero 3 bicchieri di vino, ma anche a trattamenti farmacologici intensi e per lunghi periodi con farmaci come cortisone o antiaritmici.
Steatosi di questo tipo possono inoltre essere riscontrati in corso di una epatite cronica da virus C.
Negli altri casi il fegato grasso si correla con l’obesità, la sindrome metabolica o il diabete mellito magari ancora non clinicamente manifesto. In questi casi si parla di NAFLD, un acronimo inglese che significa Non Alcoholic Fatty Liver Disease.

A quali rischi è esposta una persona con fegato grasso?
I pazienti con steatosi semplice senza complicazioni (NAFLD) di solito hanno un decorso benigno dal punto di vista epatologico, ma non cardiovascolare, per cui è richiesta un’attenta sorveglianza, soprattutto per gli ipertesi, diabetici o con sindrome metabolica.
Se invece la steatosi si accompagna con un’infiammazione del fegato, si parla di steatoepatite, è la NASH (Nonalcoholic steatohepatitis), e interessa il 5-10% dei pazienti con steatosi. I soggetti con questa complicanza possono sviluppare una malattia epatica severa che può portare fino alla cirrosi.

Come si diagnostica?
È una malattia che nella maggior parte dei casi è asintomatica, per cui il riscontro spesso è casuale: si può scoprire dagli esami del sangue che presentano transaminasi o gamma-GT (le spie del danno epatico) elevate. Oppure con un’ecografia in cui il fegato “brilla”, proprio per l’eccesso di massa grassa. Per la diagnosi di steatoepatite, invece, occorre eseguire una biopsia epatica per stimare il grado di infiammazione e di fibrosi epatica.

Come viene trattato il fegato grasso?
Non ci sono terapie mediche di provata efficacia per il fegato grasso ma la ricerca continua. In ogni caso la base per il trattamento della steatosi è una corretta alimentazione, il calo di peso graduale e l’attività fisica.

Se hai il fegato grasso, e in particolare una NASH:
- Mettiti a dieta seguito da un dietologo esperto, ciò al fine di ridurre i trigliceridi, prima causa di questa condizione.
- Se la dieta non è sufficiente, puoi ricorrere a farmaci che demoliscono i trigliceridi prima che questi si depositino sul
fegato.
- Evita l’alcol per non innescare o peggiorare l’effetto infiammatorio.
- Se hai il diabete dovresti monitorare con maggiore attenzione di altri le condizioni del fegato, dato che il diabete è una patologia che scombussola il metabolismo e favorisce il fegato grasso.
- Svolgi regolarmente attività fisica di tipo aerobico ( corsa, bicicletta, nuoto) al fine di ridurre la massa grassa corporea
- Ricordati di effettuare i controlli concordati con lo specialista epatologo.

Tratto da: Il Giornale di Niguarda

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