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09.12.2011

Ernia del disco: novità dalle staminali

Ernia del disco: tre parole che messe insieme sono un incubo per milioni di persone.
Le cifre dicono che non meno di 15 milioni di Italiani sono colpiti da una qualche forma di lombalgia (indagine ISTAT, 1999), con una media di interventi per ernia discali pari a 5,1 per 100.000 abitanti ogni anno.
Per tutti loro la speranza arriva da una nuova tecnica messa a punto dalla Terapia Tissutale di Niguarda, in collaborazione con l’Istituto Clinico Humanitas e l’Università di Pavia. È proprio il caso di dirlo: si tratta di “grasso che cola”.

L’idea, infatti, è quella di rigenerare i dischi intervertebrali attraverso l’utilizzo delle cellule staminali del tessuto adiposo. Una procedura assolutamente miniinvasiva per dare scacco all’ernia in tre semplici mosse:
1) prelievo del nucleo polposo (il cuscinetto con funzione di ammortizzatore presente tra vertebra e vertebra) ormai fuoriuscito dalla sua sede;
2) accrescimento in combinazione con le cellule staminali in laboratorio per formare un nuovo disco;
3) reimpianto del disco, “nuovo di zecca”, nello spazio intervertebrale.

A sbalordire è il fatto che il tutto potrà avvenire in regime di day hospital chirurgico, una procedura che vedrà sostituire il bisturi con la siringa, sufficiente per il prelievo del nucleo polposo ormai degenerato e delle cellule staminali sottocute; sempre attraverso un ago e una semplice iniezione eco-guidata avverrà anche il reinserimento del cuscinetto nuovo.
Veloci anche i tempi di coltura in laboratorio: bastano 15 giorni per avere un disco delle dimensioni tali da poter essere
reinserito.
Una rivoluzione che per il momento è stata realizzata solo in vitro arrivando alla produzione di 17 nuovi dischi prelevati da altrettanti pazienti con un problema di ernia.
 
Spiega Mario Marazzi, Responsabile della Terapia Tissutale:
Per il momento è stata completata la fase 1 che ha portato alla coltura di nuovi nuclei polposi in laboratorio e siamo in attesa delle autorizzazioni necessarie per procedere oltre, fino agli studi clinici sull’uomo.
Si tratta di una tecnica innovativa che è partita dall’utilizzo delle cellule staminali adipose per il processo di rigenerazione. Il tessuto adiposo, infatti, è ricco di cellule staminali di tipo mesenchimale e di questo stesso tipo sono le cellule che formano il disco vertebrale. Le staminali del tessuto adiposo possono essere dunque in grado, opportunamente indirizzate, di riprodurre il materiale cartilagineo e collagenico del disco.
In questo modo si possono sfruttare le enormi potenzialità delle cellule staminali adipose, che sono facilmente reperibili”.

La rigenerazione
Collocato tra due vertebre, il disco svolge in pratica la funzione di “ammortizzatore”: la sua degenerazione, causata ad esempio dall’invecchiamento o dall’artrosi, è spesso causa di dolore lombare. La lombalgia, sino a oggi, viene trattata con antidolorifici, con tecniche di riabilitazione posturale e solamente in casi particolari con l’intervento chirurgico: i risultati, tuttavia, non sempre sono accettabili, specie in termini di qualità della vita per i pazienti.
Anzi, si è visto che l’intervento di rimozione del disco degenerato (microdiscectomia) a volte può addirittura peggiorare la situazione. In questo senso la terapia rigenerativa potrebbe giocare un ruolo importante, riportando alle condizioni funzionali e biochimiche originali.

Tratto da: Il Giornale di Niguarda

 

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