“L’approccio Bocciardi”: robot e nuova via d’accesso, una rivoluzione miniinvasiva
Rimuovere la prostata abbattendo il rischio di impotenza e di incontinenza urinaria: questa la promessa fatta, nel 2009, quando la prostatectomia con tecnica robotica veniva utilizzata per la prima volta nelle sale operatorie del Niguarda.
L’intervento, messo a punto da Aldo Bocciardi, Direttore dell’Urologia, e dalla sua équipe operatoria, non ha deluso le aspettative e, combinando la precisione del robot con una nuova via d’accesso chirurgica, ha assicurato ai pazienti una ridotta invasività, che preserva le funzionalità pregresse e accorcia le degenze e i tempi di recupero.
A confermare i passi in avanti è la casistica del Centro: dei 100 e più pazienti operati con questa tecnica, più del 90% ha avuto un immediato controllo della continenza urinaria e il 30% ha ripreso ad avere rapporti sessuali entro 1 mese dall’intervento, a differenza degli approcci più tradizionali (basati o meno sul robot), per cui questo tipo di problemi sono “entrati a far parte” della vita degli operati in più del 40% dei casi.
Più precisione grazie al robot, ma anche una nuova via anatomica d’accesso, “l’approccio Bocciardi” si distingue anche per questo dagli altri interventi tradizionali.
La parola a Aldo Bocciardi:
È come riparare il motore di una macchina da sotto anziché da sopra, aprendo il cofano, per non strappare i cavi elettrici. Nelle tecniche d’intervento precedenti il chirurgo cercava di risparmiare i nervi cavernosi puntando sulle potenzialità di ingrandimento ottico della tecnica laparoscopica e sull’ampiezza di movimento e di rotazione del braccio robotico. Ma il passaggio degli strumenti avveniva proprio attraverso la zona più a rischio.
Noi entriamo dalla parte opposta: incidiamo il peritoneo parietale, lo strato che riveste le pareti della cavità addominale, nello spazio tra la vescica e il retto. Isoliamo le vescicole seminali e raggiungiamo l’apice della prostata senza incontrare le fasce nervose.
Questa tecnica ci permette di passare attraverso un’incisione molto più piccola, quindi meno traumatica e con meno sanguinamento di quella utilizzata normalmente nella prostatectomia robotica.
IL ROBOT DA VINCI
Simile ad un ragno con quattro braccia i cui movimenti sono comandati a distanza mediante una consolle, il robot esegue i movimenti che il chirurgo gli impartisce grazie ad appositi joystick di manovra. L’area di intervento appare su uno speciale visore tridimensionale grazie alla ripresa di una mini-telecamera 3D introdotta insieme agli strumenti nell’addome del paziente per via laparoscopica. La tecnica robotica rappresenta, infatti, un’evoluzione della laparoscopia, in quanto permette un notevole raffinamento dei movimenti del chirurgo. La via d’accesso è la stessa ma con molti vantaggi in più sia per il chirurgo sia per il paziente.
I VANTAGGI
Il robot consente una più facile coordinazione dei movimenti, chi opera, infatti, non è più costretto ad essere girato per vedere il monitor della laparoscopia, questo perché il visore della consolle è in mezzo alle mani dell’operatore mimando il punto di vista della chirurgia classica; inoltre la rotazione degli strumenti, fino ad ora impossibile con le pinze laparoscopiche, consente la riproduzione fedele e miniaturizzata dei movimenti delle mani con in più il vantaggio di eliminare il tremore di fondo presente anche nella mano del chirurgo più esperto.
Tutto ciò si traduce in una maggiore precisione di intervento e in una maggiore preservazione delle strutture contigue.
Se ne parla in prima serata: la nuova tecnica robotica è stata presentata da Piero Angela a Superquark in un’intervista a Aldo Bocciardi