Al Senato i risultati della campagna “Un minuto che vale una vita”
Si è ritornati a palazzo Madama per dire che quel minuto ha cambiato la vita ad 800 persone, salvandole da uno dei più temuti killer che colpisce senza alcun preavviso: l’aneurisma aortico addominale.
“Un minuto che vale una vita” è un programma di sensibilizzazione promossa dalla Società Italiana di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare (SICVE) e dall’Associazione Parlamentare per la Tutela e la Promozione del Diritto alla Prevenzione.
La campagna, presentata in Senato nel marzo 2010, ha offerto la possibilità a più di 12.000 Italiani, sopra ai 65 anni di età, di effettuare gratuitamente un esame ecografico per valutare il diametro dell’aorta addominale ed individuare l’eventuale presenza di aneurismi, dilatazioni del più grande vaso sanguigno del nostro corpo, che ingrossandosi sempre più possono esplodere con esiti molto gravi, letali nella maggior parte dei casi.
“Lo screening- spiega Maurizio Puttini, Direttore della Chirurgia Vascolare, Presidente SICVE uscente e promotore della campagna- ha portato ad individuare circa 800 casi a rischio, evidenziando un’incidenza del 7%. I più gravi, un centinaio, sono stati operati, per gli altri sono stati predisposti specifici programmi di sorveglianza per tenere sotto controllo la dilatazione. Questi risultati dimostrano che lo screening è un valido strumento di prevenzione e che vale la pena di estenderlo a tutta la popolazione a rischio (soggetti maschi over 65), anche per questa patologia così come si fa per il tumore alla mammella, all’utero o al colon”.
Giocare d’anticipo è, infatti, necessario contro una patologia che molto spesso è asintomatica e che, quando l’emergenza si verifica, è mortale in 8-9 casi su 10.
La patologia
• L’aneurisma dell’aorta addominale è una dilatazione localizzata permanente dell’arteria che colpisce oltre 700.000 persone in Europa (84.000 in Italia) con circa 220.000 nuovi casi diagnosticati ogni anno (27.000 nel nostro Paese).
• L’incidenza è stimata tra il 4 e l’8% negli uomini e tra lo 0,5 e l’1% nelle donne con più di 60 anni. L’appartenenza al sesso maschile costituisce, infatti, uno dei fattori di rischio, oltre al fumo, all’invecchiamento o a malattie come l’aterosclerosi e alcune patologie infettive.