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01.09.2011

Trattamento delle aritmie: arriva l’intervento in 3D

Primi in Italia. Grazie all’angiografia rotazionale più precisione e sicurezza

L’intervento di ablazione è utilizzato da quasi 20 anni per la cura delle aritmie ed è una tecnica mediante la quale le cellule responsabili dell’attività elettrica alterata del cuore vengono bruciate con un elettro- catetere portato in sede risalendo
una grossa vena, quale ad esempio quella femorale.
Per la prima volta in Italia l’équipe della Cardiologia 3- Elettrofisiologia, diretta da Maurizio Lunati, ha utilizzato su alcuni pazienti un nuovo sistema di mappaggio che permette al medico di portare a termine le fasi di posizionamento e ablazione tramite immagini tridimensionali.
La tecnica denominata angiografia rotazionale fornisce all’operatore il senso della profondità del campo in cui si muove
consentendo di visualizzare sul monitor l’area d’intervento da differenti prospettive. Il nuovo “occhio elettronico” è stato utilizzato in casi in cui la precisione d’intervento è fondamentale per lo spegnimento delle zone ad attività elettrica “fuori fase”: in particolare per i primi pazienti su cui è stata utilizzata, l’area da cicatrizzare tramite bruciatura si trovava allo sbocco di una delle vene polmonari nell’atrio sinistro.
In questi casi si opera una bruciatura a forma di anello lungo la parete interna della zona di contatto venaatrio.
In questa zona di confine è importante che le cellule che si vanno ad eliminare si trovino nella porzione cardiaca e non sulla
parete del vaso.
Maggiore precisione, ma anche una maggiore sicurezza per paziente e operatore: la nuova procedura, infatti, riduce il tempo di esposizione ai raggi X, utilizzati durante la fluoroscopia per visualizzare il tragitto dell’elettro-catetere. Con questa nuova metodica l’area di posizionamento è visualizzata grazie alla sovrapposizione delle immagini ottenute con la fluoroscopia con quelle ottenute dall’angiografia rotazionale. L’effetto combinato e la migliore risoluzione della tecnica permette di ridurre il ricorso alle radiazioni, diminuendo così l’esposizione sia per il paziente che per l’operatore stesso.
Fino ad oggi l’imaging tridimensionale per questo tipo di operazioni erano la tac o la risonanza magnetica, eseguite preventivamente prima dell’intervento; con l’angiografia rotazionale, invece, basta l’iniezione del liquido di contrasto durante l’ablazione per avere un controllo real-time del posizionamento del catetere.

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