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13.06.2012

Trovata una spia precoce del rischio di ricaduta nel cancro del colon

I farmaci intelligenti contro il cancro, quelli che colpiscono bersagli molecolari mirati, sono un’arma potente, ma in genere funzionano solo per qualche tempo.
Ora Alberto Bardelli, biologo dell’Istituto per la Ricerca sul Cancro di Candiolo e professore dell’Università di Torino, insieme a Salvatore Siena, direttore dell’oncologia dell’Ospedale Niguarda Ca’ Granda, a Sandra Misale dell’Istituto di Candiolo e ad altri  ricercatori del Memorial Sloan Kettering di New York, hanno scoperto che nei pazienti con tumore del colon la resistenza ai farmaci può essere individuata mesi prima che si manifesti clinicamente, ed è causata dalla mutazione del gene KRAS.

La scoperta ha meritato la pubblicazione su Nature, una delle più autorevoli riviste scientifiche.

Il gruppo è riuscito a identificare nei frammenti di DNA rilasciato dal tumore nel sangue del paziente, una spia genetica (il gene KRAS mutato) che si ‘accende’ con mesi di anticipo rispetto a quando l’esame radiografico indica che il tumore ricomincia a crescere.
Ma la scoperta non si limita a scoprire in anticipo la causa della ricaduta. Le terapie biologiche più usate in questo tipo di cancro del colon sono anticorpi monoclonali, noti coi nomi di ‘cetuximab’ e ‘panitumumab’. I risultati pubblicati su Nature suggeriscono che qualora le cellule tumorali diano segni di resistenza, sarà possibile affiancare ai primi due farmaci un terzo, che blocca un enzimachiamato MEK e che rallenta, o talvolta blocca completamente, le cellule resistenti.

Il risultato di questo progetto, finanziato dal “5 per mille” dell’AIRC con il programma programma di ricerca: “Terapie Mirate sul Cancro Metastatico”,  è solo uno di molti altri che stanno emergendo per trovare soluzioni efficaci alla resistenza ai farmaci, uno dei problemi maggiori delle attuali terapie oncologiche.

 

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