La lotta alla tubercolosi è uno dei problemi sanitari che da più tempo impegna l’uomo.
Per affrontare l’argomento ne parliamo con Paolo Bulgheroni, Responsabile della Pneumologia.
L’attenzione verso la tubercolosi è calata nel dopoguerra (anche per l’avvento dei farmaci chemioterapici) purtroppo la patologia è tuttora una delle malattie infettive più diffuse nel mondo. Il numero di persone infettate, ma non malate, è di circa 2 miliardi, cioè un terzo della popolazione mondiale.
Di loro circa il 10% prima o poi svilupperà la vera e propria malattia.
Ogni anno si verificano oltre 9 milioni di nuovi casi di cui circa la metà contagiosi, cioè in grado di trasmettere l’infezione ad altre persone. La stragrande maggioranza degli infetti e dei malati vive nei Paesi in via di sviluppo.
Mentre nelle nazioni industrializzate i casi sono più rari e spesso si verificano nella popolazione immigrata, favoriti dal disagio sociale specie nei primi anni dopo l’ingresso nel Paese ospitante.
Negli ultimi anni sempre più spesso vengono segnalati anche in Europa casi di tubercolosi resistente ai farmaci e le stime prevedono una mortalità paragonabile a quella dell’era pre-antibiotica. È emerso, dunque, un problema che i tisiologi temevano da tempo: il ritorno della peste bianca.
I fattori che hanno contribuito al mancato declino della malattia nel nostro paese sono lo smantellamento della rete di controllo creata negli anni ’20, l’AIDS, l’immigrazione di popolazioni che vivono in condizioni disagiate, l’aumento delle forme multiresistenti e le cure errate o incomplete. Infatti, la tubercolosi multiresistente si sviluppa in pazienti non trattati adeguatamente.
Controllare la tubercolosi oggi significa ricercare vaccini alternativi a quelli attuali, trattare la malattia nel rispetto dei protocolli in uso e svilupparne di nuovi, più mirati, per le forme resistenti.
Riguardo alla terapia, dopo la rivoluzione ottenuta con la Rifampicina, una molecola sviluppata grazie alla ricerca italiana e, tra l’altro, già in uso negli schemi terapeutici dal 1971, ben poco è arrivato in aiuto dei tisiologi, e di solito per vie traverse.
Purtroppo, devono essere segnalati allarmanti fenomeni di “disattenzione” verso questa malattia, come la sospensione della produzione in Italia di un vecchio ma utilissimo farmaco come la streptomicina e del test intradermico alla tubercolina (Mantoux) che serve ad identificare i soggetti con l’infezione latente.
I più colpiti:
Nel mondo la grande maggioranza dei malati si verifica in giovani adulti mentre nei Paesi ricchi, esclusi gli immigrati, la malattia si concentra negli anziani e negli immunodepressi.
Attualmente le zone più a rischio per TBC sono l’Africa Sub-sahariana, l’Asia meridionale (es. India) e orientale (es. Cina, Filippine), alcuni Paesi delle Ande e le nazioni come Russia, Ucraina, Romania.
Come si trasmette:
La trasmissione avviene per via aerea dai malati con TBC polmonare alle persone che condividono con loro l’abitazione, l’ufficio, la classe, di solito per almeno 8 ore consecutive o per meno ma ripetutamente.
Per Info:
Centro di Riferimento Regionale Villa Marelli