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DALL'800 AI GIORNI NOSTRI


Fra l’800 e il 1400: nella città di Milano, l’iniziativa dei cittadini, del clero e degli ordini ospedalieri favorisce il sorgere di molti ospedali.
Prima metà del 400: nasce l’ospedale della SS. Annunziata (più tardi detto Ospedale Maggiore) ad opera di Francesco Sforza e di Papa Pio II.
1500: l’Ospedale, ideato da Antonio Averulino (detto il Filarete) ed edificato fra il Naviglio e San Nazaro in Brolo, inizia a funzionare, ancora incompiuto.
Inizi del 1900: l’Ospedale Maggiore non è più adeguato a soddisfare le crescenti necessità dei milanesi; si dà così avvio alla costruzione dell’ospedale a padiglioni che attualmente ospita l’Ospedale Maggiore ed il Policlinico Universitario.
1932: iniziano i lavori di quel “nuovo grande ospedale generale” che era stato pensato e desiderato molto tempo addietro per soddisfare le crescenti esigenze della città.
10 ottobre 1939: l’Ospedale “Niguarda Ca' Granda”, progettato dall’Ing. Giulio Marcovigi e dall’Arch. Giulio Arata con la sovrintendenza sanitaria del prof. Enrico Ronzani e costruito su un’area di 322.000 metri quadri, dà avvio all’attività con una prima disponibilità di 1.500 posti letto.
12 ottobre 1939: sull’”Avvenire Sanitario” si legge : “…il nuovo grande ospedale del Perdono inizia la sua vita raccogliendo e continuando le plurisecolari gloriose tradizioni scientifiche e caritatevoli dell’Ospedale Maggiore…forse cercheremo invano al di là dell’oceano altrettanta monumentalità accoppiata ad una sì perfetta logica razionale organizzazione e a quella gentilezza artistica che è l’impronta onde la Razza ed il Genio d’Italia sono invincibili…”
14 giugno 1993: l’Ospedale “Niguarda Ca’Granda” viene riconosciuto Azienda Ospedaliera di interesse nazionale.





Istituto Villa Marelli


La palazzina fu costruita come villa di campagna dalla Famiglia Marelli (famosa per i magneti). Fu usata molto poco come villa privata (le vie di trasporto e l’espansione cittadina la raggiunsero presto) e fu donata dopo il Primo Conflitto Mondiale all’Istituto Vittorio Emanuele, un cronicario per i soldati di guerra turbati dai bombardamenti nelle trincee.
Intorno al 1924 Mussolini rese obbligatori i consorzi provinciali antitubercolosi, trasformando nel 1927 l’Istituto di Villa Marelli in sede del Centro Diagnostico Provinciale per la lotta alla tubercolosi.
Nel 1936 anche gli altri dispensari del comune, oltre a quelli della provincia, afferirono all’Istituto da cui dipendevano ben 34 dispensari (filiali) periferici.
Questo sistema organizzativo a rete andò avanti fino al 1978, quando i consorzi antitubercolari vennero sciolti dalla riforma sanitaria e dipesero dalle singole USL. Villa Marelli, comunque, pur abbassandosi il livello d’allarme per la TBC, mantenne la sua collaborazione con tutti i centri periferici, combattendo tutte le malattie polmonari sociali.
Negli anni 80 i problemi legati all’AIDS e all’immigrazione riaccesero l’interesse verso la TBC.
Nel 1992 L’Istituto (ora ente autonomo sotto commissario prefettizio) venne affidato alla USL 37 di Milano. Nel 1993 la Regione lo identificò come Centro Clinico e Laboratorio Regionale di riferimento per il controllo della TBC. Infine, soltanto nel 1998, è diventato parte di Niguarda.





BIBLIOTECA ON LINE:


“Ospedale Niguarda Ca’ Granda 1939-1989:
50 anni di evoluzione della medicina”.

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“Niguarda un ospedale per l'uomo nel nuovo millennio”.
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"Niguarda: la città della salute"
La storia dell'Ospedale raccontata attraverso gli scatti di Manfredo Pinzauti.
Il commento di Vittorio Sgarbi: Guarda il video.

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NIGUARDA TUTELATO DALLE BELLE ARTI

Niguarda è una struttura di rilievo anche dal punto di vista architettonico e artistico. L’edificio e le opere contenute sono apprezzate ed ammirate da storici dell’arte e cittadini. È particolarmente significativo il padiglione d’ingresso, coi suoi gruppi scultorei: a sinistra il Gruppo Sforza e Papa Pio II, opera di Arturo Martini (tappa del percorso artistico cittadino per i 60 anni dalla morte dell’artista) e a destra San Carlo Borromeo che consegna la bolla del perdono ai deputati ospedalieri, realizzata da Francesco Messina.





ARTURO MARTINI

Le sculture richiamano la storia dell’Ospedale: a sinistra Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti presentano una miniatura dell’ospedale a Papa Pio II. Qui l’artista, Arturo Martini, concilia l’idea di un disegno minuzioso con la tecnica del non finito. Se l’iconografia si rifà alla tradizione, i dettagli si discostano notevolmente: la miniatura che Bianca Visconti tiene in mano è riconducibile più a una capanna di presepe che a una struttura imponente, come il copricapo papale, privo di qualsiasi solennità.








FRANCESCO MESSINA

A destra, il gruppo scultorio, opera di Francesco Messina, rappresenta San Carlo Borromeo che porta la bolla del perdono ai Deputati ospedalieri. L’artista imposta l’opera sulla precisione della forma e sulla cura dei dettegli. Il gesto severo del santo è sia un richiamo a Dio, da cui solo deriva ogni grazia, ma agisce inoltre come monito controriformistico a far buon uso dei doni ricevuti.








FRANCO LOMBARDI

Proprio sopra gli archi dell’ingresso centrale, inoltre, campeggia un bassorilievo che raffigura l’Annunciazione, l’AVE GRATIA PLENA opera di Franco Lombardi .












MARIO SIRONI

Di altrettanto interesse sono le vetrate che decorano l’abside della chiesa interna, opera d’inizio ‘900 di Sironi, Saletti e Carpi. In particolare si possono apprezzare le vetrate che Mario Sironi, artista pittore e scultore d’inizio secolo, progettò e “soffiò” nel 1938. Tra di esse l’Annunciazione è l’opera più importante per intensità artistico-religiosa.










ultimo aggiornamento: 20 Maggio 2010
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