ACCUMULATORI COMPULSIVI

Qualche domanda allo psichiatra per capire il fenomeno degli accumulatori compulsivi

 

Di cosa parliamo, di un disturbo a sé stante o di una manifestazione di qualche altra patologia?

Parliamo di un sintomo e non di una malattia in sé.
Può essere presente in diverse patologie, come i disturbi ossessivi compulsivi, le forme gravi di depressione e le psicosi importanti. Poi ci sono i casi legati al deterioramento cognitivo negli anziani. Spesso questo comportamento si correla con una trascuratezza della cura di sé e dell’ambiente dove si vive.
E’ un sintomo vistoso che quindi colpisce l’immaginazione ed è facile rimanerne impressionati.
Il primo caso descritto in letteratura è quello di due fratelli newyorkesi, che negli anni quaranta del secolo scorso furono trovati morti nel loro appartamento, letteralmente seppelliti dal crollo delle cose che avevano accumulato. In casi come questi si può parlare di un sintomo che diventa talmente evidente da costituire il nucleo della malattia, ma sono circostanze eccezionali.

 

Quali sono i meccanismi che fanno insorgere questo comportamento?

L’aspetto fondamentale è l’incapacità di separarsi dalle cose che rappresentano qualcosa di particolarmente significativo per il soggetto. In generale questo tipo di comportamento viene messo in relazione con un’incapacità di affrontare le perdite di tipo umano, di tipo relazionale e di tipo affettivo. Negli ultimi anni ci sono stati degli interessanti studi che hanno evidenziato anche una base biologica del problema.
In sostanza in questi pazienti sono state riscontrate delle anomalie nei circuiti neuronali. In più, se ci si pensa, in queste persone la tendenza all’accumulo sfrenato non è altro che un’estremizzazione di un comportamento da sempre nella natura umana: quello di crearsi delle scorte per fronteggiare possibili periodi di penuria.

 

Nel vostro lavoro di tutti i giorni avete a che fare con accumulatori compulsivi, a quale identikit corrispondono?

Ogni mese facciamo diverse centinaia di interventi domiciliari in cui l’operatore va a casa del paziente.
Capita di entrare in abitazioni le cui condizioni sono del tutto simili a quelle viste nelle trasmissioni tv.
In 4 casi su 5 si tratta di anziani che hanno un iniziale danno di tipo cognitivo e che spesso preludono ad una stato di demenza. Queste persone tengono di tutto e di più. Nei casi più estremi si accumula anche la spazzatura. Non c’è da stupirsi dell’età avanzata di questi soggetti. Tutti gli anziani infatti anche i più facoltosi, diventano molto più parchi con l’avanzare dell’età. Ed è una reazione ad una sensazione di maggiore difficoltà che avvertono nei confronti del proprio futuro, soprattutto in tempi di crisi economica: con questo atteggiamento si sentono più attrezzati a fronteggiarlo.

 

Da chi arriva la segnalazione?

Ad accorgersene sono i famigliari, quando ci sono. Oppure i conoscenti o i vicini, se c’è confidenza.
Però non è così facile scovare questo comportamento. Soprattutto nel caso degli anziani colpiti da demenza, permane comunque quello che noi tecnici chiamiamo “comportamento passe-partout”, cioè mantengono un atteggiamento sociale normale, salutano chi incontrano, non modificano le proprie abitudini, però poi si varca la soglia della loro abitazione e si vede quello che è impossibile non notare. Di solito sono anziani soli, ma a volte si tratta di coppie in cui il convivente è talmente succube dell’altro da accettare questo strano comportamento.

 

Trattamenti: cosa si fa?

La strategia è quella di curare la malattia sottostante. In generale è molto difficile convincere queste persone a separarsi delle loro cose. Nei casi più gravi, quando ci accorgiamo che quel tipo di comportamento mina la propria autonomia personale, e che costituisce un ostacolo verso le più basilari attività della cura di sé, come alimentarsi, allora si predispone un ricovero e si chiede all’ufficio di igiene di intervenire per una bonifica. Si tratta di misure estreme in cui comunque si tenta di ottenere il consenso del cittadino.

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