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Che mal di testa! Sarà cefalea o emicrania?

 Per alcuni è come avere un tamburo nelle tempie, che picchia senza sosta. Per altri è un cerchio che stringe la sua morsa sul capo a fasi alterne. Di mal di testa ne esistono tanti tipi diversi e spesso vengono indicati con nomi differenti. Quando si tratta di cefalea? E quando di emicrania?


Una questione di classificazione

Cefalea è il termine generico che raggruppa tutte le tipologie esistenti di dolore alla testa. “La classificazione internazionale attualmente adottata è formata da 14 sottocategorie ognuna delle quali affronta un tipo di cefalea differente - illustra il referente del centro cefalee di Niguarda -. La prima è dedicata all’emicrania, ovvero la più importante delle cefalee, che per rientrare in questa “casella” deve presentare delle caratteristiche precise. Il dolore, infatti, deve durare tra le 4 e le 72 ore e avere almeno due delle seguenti caratteristiche: deve avere una localizzazione unilaterale, deve essere di tipo pulsante, di intensità media o forte e può aggravarsi con attività motorie come camminare”.


Mal di testa quando si sta in piedi

Il centro cefalee di Niguarda svolge 800 visite all’anno e si è specializzato- con numerose pubblicazioni scientifiche a riguardo - nel trattamento di una forma particolare di mal di testa chiamata cefalea ortostatica, che insorge quando ci si alza in piedi. La causa è una lesione ad una meninge, la dura madre, una delle membrane di rivestimento del cervello e del midollo spinale, che funge da contenitore di un liquido importante, il liquor cerebrospinale. “Questo permette al cervello di rimanere nella sua posizione naturale, sospinto dall’effetto di galleggiamento – spiega il Responsabile del centro –. Ma se si riduce il volume di liquido a causa di una perdita, quando si è in posizione verticale, si verifica uno spostamento verso il basso del cervello e questo provoca il mal di testa”.


Mettiamoci una toppa

La terapia per la cefalea ortostatica è il blood patch (una “toppa di sangue”). In anestesia locale si inietta a livello lombare, nello spazio compreso tra la dura madre e il canale spinale, il sangue dello stesso paziente che raggiunge il punto di lacerazione delle meningi.
Qui coagula e rattoppa il foro. Durante l’intervento il paziente viene inclinato a testa in giù con un’angolazione di 30° per consentire l’afflusso di sangue, per gravità, ed è mantenuto in questa posizione per le 16 ore successive.
La procedura - dicono gli specialisti - è risolutiva nel 90% dei casi. A Niguarda, in collaborazione con gli anestesisti si eseguono circa 40 trattamenti ogni anno”. 


Un piccolo foro

In caso di cefalea ortostatica, il foro nella meninge può essere causato da trattamenti medici (come una puntura lombare o un’anestesia spinale) oppure può insorgere a causa di un’ipotensione liquorale spontanea, una sindrome rara spesso confusa con la meningite. 

Le informazioni medico-scientifiche pubblicate in questo sito si intendono per un uso esclusivamente informativo e non possono in alcun modo sostituire la visita medica.

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