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DIABETE Il trapianto di isole pancreatiche

Il trapianto di isole pancreatiche in caso di diabete di tipo 1: una metodologia usata da pochissimi centri in Italia, tra cui il Niguarda.
Si tratta di un programma multi-specialistico che richiede la collaborazione di diverse équipe. Ci sono gli specialisti della diabetologia e della nefrologia per la gestione del paziente, lo staff dei trapianti e gli anestesisti per il prelievo dal donatore, la terapia tissutale per la preparazione delle cellule e gli psicologi per valutare se il paziente sia pronto ad intraprendere questo iter di cura.


Ne abbiamo parlato con lo specialista Federico Bertuzzi, Diabetologia.

 

Sono davvero pochi i centri in Italia che utilizzano questa metodologia?

Sì, due o tre al massimo. Noi grazie alla collaborazione con l’Università di Miami, guidata da Camillo Ricordi, abbiamo intrapreso questa strada nel 2009.

 

Chi è candidabile all’intervento?

Tipicamente il candidato tipo è una persona affetta da diabete di tipo 1, una patologia su base autoimmune, che colpisce in giovane età; la patologia è spesso scompensata ovvero i valori della glicemia sono per lunghi periodi fuori controllo e generalmente si tratta di pazienti che per una serie di motivi non si possono sottoporre al trapianto di pancreas o al trapianto combinato di rene e pancreas, ad esempio per problematiche cardiovascolari.

 

Quindi, in questi casi, al posto che essere trapiantato l’organo in toto, vengono impiantate solo delle cellule?

Sì, in pratica vengono prelevate dal pancreas di un donatore le cellule deputate alla produzione di insulina e vengono trapiantate nel paziente dopo una procedura di separazione e di purificazione che avviene in laboratorio. Una volta pronte, vengono impiantate mediante un’iniezione, nella vena porta, nel fegato. Qui attecchiscono e incominciano a produrre insulina. Inoltre per evitare il rigetto, il paziente inizia ad essere trattato con una terapia immunosoppressiva.

 

In pratica la produzione dell’insulina avviene grazie a queste cellule che si insediano nel fegato…

Sì, addirittura in alcuni casi abbiamo provato l’impianto nelle fasce muscolari dell’avambraccio. Si tratta di protocolli sperimentali, ancora da perfezionare, ma che hanno dato dei risultati incoraggianti..
In futuro importanti risultati potranno arrivare anche dal trapianto combinato sia di isole pancreatiche sia di staminali per ridurre il rischio di rigetto. Sono in corso diversi studi internazionali a riguardo.

Le informazioni medico-scientifiche pubblicate in questo sito si intendono per un uso esclusivamente informativo e non possono in alcun modo sostituire la visita medica.

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