DONNE E LUPUS

 

Il lupus “morde” e nella stretta delle sue “fauci rimangono imprigionate” soprattutto le giovani donne. Il rapporto maschi/femmine colpiti dalla malattia è, infatti, di 1 a 9 e, concentrandosi solo sul gentil sesso, in 8 casi su 10, la paziente ha un età che va dai 15 ai 45 anni. Ma forse il dato più significativo che emerge dalle indagini è che la diagnosi di LES (Lupus eritematoso sistemico) arriva in ritardo con un intervallo di tempo che va in media da 1, per i casi più fortunati, fino ai 3 anni.
Le statistiche ci dicono che in Italia vengono diagnosticati 1.500-2.000 casi all’anno, e che i casi seguiti clinicamente in Italia riguardano oltre 60.000 persone.


Sintomi e diagnosi

Il Lupus può essere responsabile di dolori articolari, facile affaticabilità, febbri, manifestazioni cutanee, perdita di capelli, anemia, aborti spontanei, nefriti, tendiniti, pleuriti, pericarditi, disturbi neurologici o psichiatrici. Un paziente con il LES mostra in generale i segni di un interessamento multisistemico, anche se l’andamento della malattia è diverso da paziente a paziente, irregolare e imprevedibile, con “inspiegabili” remissioni o riacutizzazioni.

Non esiste un esame diagnostico specifico. La diagnosi è un puzzle di tante tesserine che il medico deve saper ricondurre, con una visione d’insieme, alla stessa patologia. Può capitare che possa essere scambiata per una pleurite, un disturbo neurologico o una semplice allergia al sole.


Causa


A causare tutto questo sono i nostri stessi anticorpi, o meglio una parte di questi, che per cause ancora sconosciute “impazziscono” e attaccano il nostro stesso organismo. Così a poco a poco la malattia si estende e può andare ad interessare diversi organi: pelle, reni, polmoni, sistema nervoso centrale, vasi sanguigni e cuore.
I meccanismi precisi che provocano queste alterazioni non sono del tutto noti; tuttavia sembra che, per un individuo che presenti già una predisposizione genetica, possano esserci determinate circostanze che attivino la malattia. Fattori di origine esterna e/o interna, come ad esempio l’esposizione al sole, un’infezione di origine virale o batterica, certi medicinali. Oppure: un trauma, una ferita, un intervento chirurgico, uno shock psicologico o un periodo di vita stressante. Tutti possono concorrere a scatenare o a modificare un processo autoimmune. Anche i fattori ormonali e le loro variazioni (pubertà, gravidanza, menopausa) sembrano essere molto importanti, vista la maggiore incidenza in soggetti di sesso femminile in età fertile.


Lupus e gravidanza


In passato per le donne colpite da lupus la strada della gravidanza era praticamente preclusa, soprattutto per la possibilità di trasmettere la malattia al piccolo. Si chiama lupus neonatale: alla nascita la madre trasmette attraverso la placenta gli anticorpi “incriminati” al bambino che possono scatenare la malattia nel piccolo. Oggi avere un bambino per queste donne non è più un tabù, vanno però sorvegliate molto attentamente e la gravidanza va programmata in un periodo di remissione dalla malattia, in modo da scongiurare il pericolo per il bambino ed evitare il ricorso ai farmaci durante la gestazione. A Niguarda l’ambulatorio dedicato alle donne in gravidanza con malattie autoimmuni garantisce a queste pazienti un’assistenza dedicata sia da parte del ginecologo che da parte del reumatologo.


Attenti al lupus…

Lupus è la parola latina che significa lupo, e si riferisce alla caratteristica eruzione cutanea a forma di farfalla riscontrata sul viso di molti pazienti affetti da LES, che ricordava ai medici i contrassegni bianchi presenti sul muso dei lupi. Secondo altri invece le lesioni cicatriziali successive al rash assomigliavano a quelle lasciate dai morsi o dai graffi dei lupi.