HIV: in Italia oltre 125.000 casi

Dal 1988, il 1 dicembre di ogni anno ricorre la Giornata mondiale per la lotta all’AIDS promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Benché i progressi terapeutici raggiunti negli ultimi anni consentano attualmente di tenere la malattia sotto controllo e di migliorare la qualità della vita dei pazienti affetti da HIV, si rileva un pericoloso calo di attenzione sui temi legati alla prevenzione della malattia e sui suoi rischi di trasmissione. Ma contro l’AIDS è bene non abbassare la guardia.


I nuovi dati del Centro Operativo Aids (COA) dell’Istituto Superiore di Sanità evidenziano una sostanziale stabilità del numero delle nuove diagnosi HIV negli ultimi tre anni, così come appare stabile la percentuale dei late presenter, vale a dire di coloro che scoprono di essere HIV-positivi in fase avanzata di infezione. Attualmente, in Italia, sono tra le 125mila e le 130mila le persone che convivono con l’HIV, e sono prevalentemente di sesso maschile. Restano tuttavia tra le 12mila e le 18mila persone sieropositive che non hanno ancora una diagnosi perché non hanno mai fatto il test, nonostante almeno un terzo (circa 6mila) di loro abbia una situazione immunitaria compromessa.


Nel 2017, sono state riportate 3.443 nuove diagnosi di infezione da HIV che significano 5,7 nuovi casi ogni 100mila residenti. L’incidenza italiana è simile alla media osservata tra i Paesi dell’Unione Europea (5,8 nuovi casi per 100mila) e dal 2015 l’andamento risulta pressoché stabile. Il trend è chiaro: l’incidenza maggiore di infezione da HIV è fascia nella di età 25-29 anni. La principale modalità di trasmissione resta quella dei rapporti sessuali non protetti. La maggior parte delle nuove diagnosi di HIV riguarda le persone di sesso maschile che ha rapporti non protetti con persone dello stesso sesso (MSM).

A Niguarda seguiti oltre 1400 pazienti nel 2018


A Niguarda nel 2018 sono stati seguiti 1425 (382 donne e 1043 uomini)  pazienti con infezione da HIV. IL 99% dei pazienti è in trattamento con antiretrovirali e la risposta alle terapie è ottimale nel 95%. In particolare dal novembre 2012 a Niguarda è attivo un protocollo specifico che consente il trapianto di organo anche per i pazienti sieropositivi. Nel complesso si sono valutati 154 pazienti e in 33 casi si è proceduto con l’intervento (30 trapiantati di fegato, 1 di rene e 1 di polmone, quest’ultimo in collaborazione con l’ospedale policlinico di Milano). Nel Dicembre 2017 è stato possibile anche un trapianto di cuore


Non solo trapianti, nel corso dell’anno è stata implementata anche l’attività vaccinale per i pazienti con infezione da HIV. “Con questo servizio c’è la possibilità di sottoporsi ai vaccini per l’influenza, per il meningocco C polivalente, il meningococco B, anti-Haemophilus ed Epatite A- ci dice l'infettivologa Maria Cristina Moioli-. L’accesso è possibile per tutti i pazienti già inseriti nel percorso di cura a Niguarda con una condizione di immunodepressione. I dati segnalano una buona adesione con più del 50% dei pazienti che ha eseguito almeno una vaccinazione. A facilitare il percorso sicuramente gioca un ruolo importante la somministrazione in ambulatorio in occasione della visita medica”. 


Ma HIV è anche prevenzione e dal 2018 a Niguarda è attivo un ambulatorio per le malattie a trasmissione sessuale, qui vengono seguiti  i pazienti con comportamenti a rischio e viene prescritta la terapia per il trattamento e la prevenzione della malattie con questa modalità di trasmissione, compreso il virus HIV.
 

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