La scuola in ospedale per i piccoli pazienti di Niguarda compie 60 anni

La prima classe di 30 pazienti risale all’anno scolastico 1958/59. Fu la prima “scuola in corsia” in Lombardia, la terza in Italia. Oggi i bambini che prendono parte all’attività sono 800 ogni anno. La grande lezione della scuola sta nel mantenere viva la normalità attraverso una continuità con il quotidiano al di fuori dell’ospedale. Il 6 maggio si è svolta la conferenza stampa celebrativa con le testimonianze di medici, insegnanti e di chi è stato alunno: c’è chi ha vinto importanti riconoscimenti letterari e chi si è messo alle spalle un trapianto di cuore

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Forse non tutti sanno che a Niguarda esiste una scuola per i piccoli pazienti ricoverati. Il “cuore storico” dell’attività è nella Pediatria, ma con il passare degli anni la didattica oggi è portata avanti anche nell’Unità Spinale e nel reparto di Dietetica e Nutrizione Clinica, là dove ci si prende cura dei disturbi alimentari come anoressia e bulimia.



“La scuola è attiva dal lontano 1958 per consentire ai piccoli pazienti ricoverati di proseguire l’attività di apprendimento nonostante la degenza.- dice Marco Bosio, Direttore Generale del Niguarda- Si tratta della prima “scuola in corsia” aperta in Lombardia, la terza in ordine di tempo sul territorio nazionale.”  Il “padre fondatore” che pose la prima pietra fu il Professor Ferdinando Cislaghi, storico primario della Divisione Pediatrica di Niguarda. La sua richiesta, appoggiata dal parere favorevole del Consiglio di Amministrazione, che si dimostrò fin da allora molto sensibile ai problemi della pediatria, fu accolta dal Provveditorato agli Studi di Milano: nell'ottobre 1958, circa 30 bambini iniziavano a frequentare la scuola in ospedale. Erano le prime “matricole di Niguarda” nell’anno scolastico 1958/59.



Oggi i bambini seguiti a Niguarda sono circa 800 all’anno, si va dalla scuola dell’infanzia a quella primaria, secondaria di primo grado e- su richiesta- il servizio si attiva anche per gli studenti della scuola secondaria di secondo grado. –indica Costantino De Giacomo, Direttore del Dipartimento Materno Infantile di Niguarda-  Il tutto è possibile grazie al network di professionisti che prevede la collaborazione tra gli insegnanti in camice bianco di Niguarda e i docenti di alcune scuole nei dintorni dell’ospedale: in particolare per i più piccoli si fa riferimento all’Istituto Comprensivo Sandro Pertini mentre per la sezione di Secondaria di secondo grado l’attività dipende dal Liceo Scientifico Luigi Cremona di Milano”.



Come si attiva il servizio? Se il personale medico-sanitario lo ritiene fattibile, si contatta la scuola di appartenenza. In questo modo gli insegnati della scuola di Niguarda assieme a quelli dell’istituto di provenienza studiano il piano didattico più efficace per portare avanti l’apprendimento tendendo conto del contesto di ricovero. Questo avviene soprattutto per le degenze medio lungo, da qualche giorno a qualche mese. E l’attività si porta avanti grazie alle lezioni che si tengono- a seconda delle condizioni- al letto del piccolo paziente ricoverato o nell’aula comune. L’insegnamento è solo una componente dell’attività, importante per dare al bambino una continuità con quello che faceva fuori dall’ospedale, in modo da ricollegarlo alla realtà esterna e alla normalità. 


L’obiettivo primario, infatti, rimane quello di alleggerire e sdrammatizzare il ricovero. Così, nell’aula attività, oltre a libri e tablet per la didattica, per i più piccoli, non mancano i pennarelli, i pastelli a cera, il didò e tutto quello che serve per dare libero sfogo alla creatività dei giovani artisti per dare vita ad un laboratorio d’arte.
Giovani scrittori crescono invece sui banchi della scuola primaria. Per chi sa già scrivere, infatti, c’è la possibilità di prendere parte al laboratorio di scrittura creativa in cui gli alunni si cimentano a inventare poesie, fiabe, racconti che vengono poi pubblicate sul giornalino bimestrale della scuola. C’è anche chi ha vinto dei riconoscimenti importanti, come Angelo Xinfeng Cai, che oggi ha 21 anni e che nel 2011 con una poesia scritta sui “banchi” della scuola di Niguarda si è aggiudicato il premio "Un ospedale con più sollievo", concorso nazionale patrocinato dal Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca. “L’esperienza della scuola in ospedale- dice Angelo- mi ha aiutato a trascorrere il tempo durante il ricovero. E’ stato un sostegno fondamentale che mi ha fatto scoprire la passione per la scrittura e la poesia, un interesse che fino ad allora non avevo avuto modo di coltivare”.


    
La scuola ha anche il grande compito di unire i pazienti più grandi con quelli più piccoli.  Molti, infatti, si dimenticano che l’ospedalizzazione in pediatria è prevista anche per adolescenti fino ai 18 anni. Per superare la difficoltà nel coinvolgimento di questi pazienti nelle attività della scuola si è pensato al tutoraggio: in sostanza i più grandi affiancano i più piccoli e fanno loro da “chioccia”. Per tutti poi c’è l’attività di animazione. Piccole rappresentazioni teatrali, brevi scenette vengono realizzate dai ragazzi con l’aiuto degli attori della clown-terapia, che allestiscono veri e propri spettacoli itineranti che girano per le corsie dell’ospedale regalando un sorriso anche a chi, costretto a letto non può raggiungere l’aula della scuola.


 
Nata da un’esperienza episodica e sulla base della disponibilità e delle azioni congiunte delle Istituzioni e dei singoli operatori, la scuola in ospedale è divenuta una struttura con una sua specifica identità, al fine di assicurare un sistema di presa in carico globale del minore malato, a garanzia dell’ottimale coniugazione fra progetto didattico e terapeutico. Il servizio didattico offerto, infatti, si presenta come parte integrante del processo terapeutico e non risponde solo ad un diritto costituzionalmente garantito; esso contribuisce al mantenimento e al recupero psicofisico degli alunni, tenendo il più possibile vivo il tessuto di rapporti dell’alunno stesso con il suo mondo scolastico e il sistema di relazioni sociali e amicali da esso derivanti – commenta Delia Campanelli, Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico per la Lombardia -. Oggi, nella nostra Regione, la scuola in ospedale è diffusa in tutti gli ordini e gradi di scuola e nei principali ospedali e reparti pediatrici.


Il nostro obiettivo è intendere la cura e la presa in carico dei nostri assistiti a 360 gradi – spiega l' Assessore al Welfare di Regione Lombardia e grazie all’impegno degli insegnanti viene favorito, accanto al recupero fisico, anche quello relazionale, emotivo e psicologico,  creando un ponte con la vita fuori dall’ospedale. Ecco perché la scuola deve essere riconosciuta come parte integrante del programma terapeutico offerto ai ragazzi e alle loro famiglie”.


I pareri positivi di chi ha incontrato l’auspicata normalità tra le pieghe di un lungo ricovero, sono tanti. Per rendersene conto basta sfogliare il “Niguardino”, periodico che raccoglie i contributi dei tanti alunni della scuola in ospedale. Francesco, 14 anni, seguito per tanti anni a Niguarda per un problema cardiaco con diversi ricoveri e interventi alle spalle- tra cui un trapianto- ha preso carta e penna e ha voluto lasciare il suo giudizio. “Cari insegnanti e professori, l’esperienza scolastica con voi è stata di grande aiuto. C’è chi pensa alla scuola con noia ma, la scuola in ospedale a me ha dato un po’ di normalità. Il vostro metodo di studio è coinvolgente divertente e rassicurante, grazie per tutto. È stata anche una scuola di vita perché possiamo imparare a vedere il bello anche nelle situazioni difficili”. 


Una lezione lunga 60 anni da cui non si finisce mai di imparare.
 

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