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Leucemia linfatica cronica

La leucemia linfatica cronica (LLC) è una neoplasia del sistema linfatico dovuta a un accumulo di linfociti nel sangue, nel midollo osseo e negli organi linfatici (linfonodi e milza). 

 

In più della metà dei casi viene diagnosticata per caso, nel corso di un esame del sangue per altra ragione, oppure perché il paziente nota un linfonodo ingrossato a livello del collo, delle ascelle o dell’inguine.

 

I linfociti sono cellule del sistema immunitario che sorvegliano l’organismo e attivano le difese nei confronti di microorganismi o cellule tumorali. Si distinguono in B o T in base al tipo di risposta che sono in grado di attivare: nel caso dei linfociti B vengono prodotti anticorpi contro gli agenti patogeni, mentre i linfociti T attivano a loro volta altre cellule capaci di distruggere gli agenti patogeni.

 

La LLC rappresenta la forma più frequente di leucemia della popolazione adulta dei Paesi occidentali, con un’incidenza stimata pari a 2-6 nuovi casi all’anno su 100.000 abitanti.

 

Le metodologie terapeutiche a disposizione sono varie e evolvono rapidamente, dalla  chemioterapia, all’immunoterapia, fino al trapianto di cellule staminali. La speranza più grande, però, arriva dai nuovi farmaci detti “small molecole”, che legandosi a specifici recettori interferiscono direttamente con la duplicazione della cellula. Si tratta prevalentemente di farmaci per via orale, impiegati in trial clinici che stanno dando dei buoni risultati.


La parola all’ematologo
 

Avere dei farmaci più mirati che riducono gli effetti collaterali è un passo in avanti significativo. E’ importante visto che il 43% dei pazienti con leucemia linfatica cronica è al di sopra dei 65 anni e che in futuro questa quota è destinata ad aumentare con il progressivo invecchiamento della popolazione.
Oggi ci attestiamo su una terapia di combinazione che è diventata un riferimento in molti campi oncologici e che associa immunoterapia e chemioterapici.
Ma l’orizzonte verso cui ci muoviamo è quello di un trattamento libero da chemioterapia e dalla tossicità associata. La tendenza sarà quella di utilizzare anticorpi monoclonali in combinazione con le piccole molecole. Non è escluso, poi, che negli anni a venire si possano sviluppare nuovi protocolli di cura fondati sull’associazione esclusiva di differenti piccole molecole, associate insieme per interferire in due punti differenti, dello stesso percorso di trasmissione del segnale di replicazione. Il tutto per massimizzare l’efficacia e ridurre gli effetti collaterali.
 

Le informazioni medico-scientifiche pubblicate in questo sito si intendono per un uso esclusivamente informativo e non possono in alcun modo sostituire la visita medica.

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