PARTOANALGESIA

Alleviare il dolore del travaglio: è questo l’obiettivo della parto-analgesia. Epidurale o spinale? Quali sono le differenze e le caratteristiche del servizio offerto (garantito dal sistema sanitario nazionale) alle mamme di Niguarda?
Abbiamo incontrato Rosario D’Agostino, uno degli specialisti dell’équipe anestesiologica, disponibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7


In cosa consiste l’anestesia epidurale?

E’ una tecnica che utilizza un piccolo catetere, introdotto a livello delle vertebre lombari; attraverso questo dispositivo l’anestesista può somministrare, con dosi ripetute nelle varie fasi del travaglio, l’opportuna miscela di farmaci anestetici per modulare l’analgesia. Il catetere viene posizionato fuori dal canale midollare, la cui parete si chiama “dura madre” (da qui il nome della tecnica). Dopo ogni somministrazione l’effetto viene raggiunto in circa 20 minuti. La procedura che utilizziamo a Niguarda è chiamata “walking epidural”, cioè un epidurale che consente sempre di camminare e di assumere le posizioni migliori per favorire il parto.


Quali sono le principali differenze con la spinale?

Con l’anestesia spinale il farmaco viene iniettato all’interno del canale midollare con una singola iniezione e agisce in soli 5 minuti. L’effetto che si ottiene è simile, ma con l’epidurale la quantità di farmaco e la durata dell’effetto anestetico possono essere modulati, in base alle esigenze del travaglio, grazie alla presenza del piccolo catetere. La spinale, inoltre, viene generalmente usata per il cesareo, mentre l’epidurale è impiegata per l’analgesia del parto. A Niguarda usiamo anche un’anestesia combinata (spinoperidurale) che consente di sfruttare la velocità d’azione della prima e la somministrazione ripetibile di farmaci dell’altra: con un’unica iniezione lombare si pratica la spinale e si inserisce il catetere per mantenere l’effetto con dosi successive.


Quando la parto-analgesia può essere utilizzata, e qual è limite per cui non può più essere praticata?

Si può procedere con la parto-analgesia quando la dilatazione cervicale è di 2-3 centimetri con contrazioni ogni 5 minuti, della durata di circa 20-30 secondi. Arrivati a questa fase, il ginecologo, verificato che il travaglio è regolare, dà l’ok all’anestesista per avviare la procedura. Il limite per poter attuare la tecnica è dato dalla dilatazione: quando è troppo avanzata, 9-10 centimetri, si potrebbe finire per rallentare il travaglio.


Ma la donna perde la capacità di partecipare attivamente al parto?

Con l’epidurale la donna continua ad avvertire le contrazioni uterine, ma con una sensazione dolorosa che può essere ridotta anche del 50-70%, partecipando attivamente al parto con l’assistenza dell’ostetrica.


Qual è il percorso per richiedere questo tipo di parto, va programmato in anticipo?

A Niguarda le future mamme devono seguire una lezione in cui vengono informate riguardo la tecnica, i vantaggi e i possibili effetti collaterali. Contestualmente a questi incontri forniamo un foglio informativo e un questionario per escludere possibili patologie che possono costituire delle controindicazioni. Solo se dal questionario risultassero malattie importanti sarà indispensabile prenotare anche una visita con l’anestesista per valutare la possibilità di attuare la parto-analgesia. E’ comunque necessario effettuare nell’ultimo mese di gravidanza gli esami del sangue, utili per controllare la coagulazione, e un elettrocardiogramma nell’ultimo bimestre. Le mamme in possesso di tutti questi requisiti possono chiedere la parto-analgesia in sala parto, a travaglio già iniziato.

 

Per info

Informazioni dettagliate sono fornite al corso pre-parto o ad un incontro specifico organizzato a martedì alterni.

Segreteria ambulatorio ostetricia:
Tel. 02 6444.2453 - 2623
lun.- ven. 8.30-15.30