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Più terapie contemporaneamente? I consigli per evitare le interazioni tra farmaci

Pillole, compresse, capsule… Un bicchiere d’acqua e giù. È “il rituale” che si ripete ogni giorno per molte persone interessate da più terapie contemporaneamente. È quella che viene definita “politerapia”, un fenomeno in aumento, complice anche l’invecchiamento della popolazione. In Italia, infatti, come stimato dal Geriatrics Working Group dell’AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco, l’11% degli ultra-65enni prende 10 o più farmaci, con il gruppo di età compresa tra i 75 e gli 84 anni che risulta esposto al più alto carico prescrittivo. Ci sono delle raccomandazioni da tenere a mente? L’abbiamo chiesto al Direttore della Medicina Interna.


Ci possono essere dei rischi per chi segue più terapie contemporaneamente?

La politerapia spesso può comportare problemi di aderenza al trattamento, confusione tra le diverse medicine da assumere, così come il rischio di eventi avversi da farmaco, con una probabilità che cresce all’aumentare del numero delle terapie assunte. Vi sono poi rischi correlati all’interazione tra due o più farmaci che possono alterarne l’efficacia. Ad esempio, alcuni tra i farmaci più frequentemente usati, come i gastroprotettori, le statine, o il ferro possono interferire con l’assorbimento dei medicinali usati per il trattamento dell’ipotiroidismo, così come l’azione “anti-frattura” di alcuni farmaci usati nell’osteoporosi potrebbe essere inficiata dall’uso concomitante dei gastroprotettori.


Ci sono altre possibili interazioni su cui vale la pena soffermarsi?

Vi è poi l’effetto delle cosiddette interazioni farmaco-malattia o farmaco-sindrome, che possono verificarsi quando un farmaco somministrato per curare un certo sintomo interferisce con un’altra patologia o sindrome, determinandone un’esacerbazione. Un esempio è quello dei farmaci contro la nausea e il vomito che possono peggiorare i sintomi del morbo di Parkinson, oppure gli antinfiammatori che possono peggiorare la funzionalità renale e pertanto non andrebbero utilizzati, o comunque andrebbero prescritti con cautela, in chi soffre di insufficienza renale cronica. 


Quali sono i consigli da tenere a mente?

E’ bene avere sempre uno schema preciso delle terapie assunte, inclusi anche gli integratori alimentari e i supplementi dietetici a base di erbe, come l’iperico, anche noto come erba di San Giovanni, che possono interferire con il corretto funzionamento di alcuni farmaci. Può essere utile inoltre coinvolgere un familiare o una persona di supporto (caregiver) nella gestione delle terapie. 


Anche il medico curante gioca un ruolo fondamentale...

Sicuramente. Il medico curante deve essere al corrente dello stato di salute del proprio assistito e della terapia che questi assume con revisioni periodiche. Si tratta di quel processo che prende il nome di “Riconciliazione Terapeutica”. In questo senso presso la Medicina Interna di Niguarda è attivo un progetto, che coinvolge non solo l’ospedale, ma anche il territorio e i medici di medicina generale.
 

Le informazioni medico-scientifiche pubblicate in questo sito si intendono per un uso esclusivamente informativo e non possono in alcun modo sostituire la visita medica.

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