Risonanza magnetica mammaria e tumore al seno: quando è necessaria?

La risonanza magnetica mammaria non rientra negli esami di routine per la diagnosi del tumore al seno, ma in alcuni casi selezionati può diventare determinante. Quando viene prescritta per individuare o per studiare meglio un carcinoma mammario


Diagnosi del carcinoma mammario

Per la diagnosi precoce del carcinoma mammario bisogna sottolineare l’importanza della famosa e storica triade: visita, mammografia ed ecografia mammaria.  “Queste valutazioni- spiega la radiologa della breast unit- risultano nella stragrande maggioranza dei casi complementari tra loro e sufficienti per un riscontro diagnostico”. La combinazione di queste tre valutazioni, infatti, consente di arrivare ad una diagnosi precoce per il tumore alla mammella in donne asintomatiche. Ma è necessario tener presente che l’esame clinico e l’autopalpazione sono determinanti per la prevenzione. 


Risonanza magnetica per il tumore al seno

La risonanza magnetica viene utilizzata solo in casi selezionati. “E’ indicata come controllo annuale in associazione a mammografia ed ecografia per il monitoraggio di un ristretto gruppo di pazienti, circa il 5-10%, con un rischio elevato di sviluppare carcinoma mammario familiare o ereditario, accompagnato dalla presenza di mutazioni specifiche dei geni BRCA1 e BRCA2- spiega la specialista-”. La risonanza, inoltre, è indicata nella valutazione preoperatoria ed è mirata, una volta accertata una lesione mammaria (come un nodulo), per escludere la presenza di altre anomalie. Questo passaggio è importante per impostare il tipo di intervento chirurgico più adeguato.  Ancora, l’esame diventa fondamentale tutte le volte in cui vi è discordanza tra l’esito della valutazione clinica e strumentale, in particolare per la ricerca di quella che viene definita come una “lesione primitiva occulta (CUP syndrome)”. Si tratta di quei casi in cui l’esame cito/istologico abbia evidenziato uno stato patologico a carico di un linfonodo nel cavo ascellare, ma la mammografia e l’ecografia risultino normali. L’esame è anche un ottimo strumento per lo studio delle protesi al seno (in questo unico caso senza l’utilizzo di mezzo di contrasto).


La risonanza nel post-operatorio e per la chemioterapia

La risonanza mammaria può inoltre diventare un test importante per avere un controllo nel post-operatorio. Infatti, si ricorre alla risonanza magnetica della mammella, come esame di secondo livello, tutte le volte in cui è necessario approfondire lo studio delle cicatrici di uno o più interventi chirurgici, se c’è un sospetto ecografico o mammografico di recidive locali “La risonanza- aggiunge la radiologa- può essere indicata anche per la valutazione dell’effetto della chemioterapia da effettuare prima dell’intervento nei tumori avanzati o quando si sospetta una recidiva della malattia”. In definitiva la risonanza magnetica mammaria è uno strumento diagnostico molto potente, con un’elevata qualità dell’immagine, che permette di identificare anche noduli al seno molto piccoli, spesso impalpabili e invisibili con le metodiche tradizionali. E’ importante, però, ricordare che l’esame nelle donne in età fertile va eseguito a partire dal settimo giorno sino al quattordicesimo del ciclo per non inficiarne il risultato. 
 

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