Sepsi, un'emergenza da trattare come l'infarto

Arrivare a trattarla nell'emergenza con le stesse cautele adottate per l'infarto. E' l'input lanciato da Niguarda con un progetto di formazione specifico per arginare la letalità della sepsi. Si tratta di una risposta anomala ed esagerata del nostro corpo ad un'infezione (anche banale) che può provocare danni ad uno o più organi (setticemia). E' una patologia che ogni anno fa più vittime dell'infarto. E per riuscire ad ottenere un miglioramento sull'andamento della mortalità c'è bisogno di una collaborazione ampia e multidisciplinare all'insegna della tempestività.


Un approccio in team

Da qui l'esigenza di una formazione mirata e stratificata sui diversi specialisti, dal medico all'infermiere, per avere un occhio allenato nel riconoscimento dei segnali sentinella, non sempre facili da individuare. Le figure di regia rimangono il medico dell'urgenza, quelli dei differenti reparti di degenza (internisti o chirurghi), e gli specialisti della rianimazione, dove vengono curati i casi più gravi. “Negli ultimi anni abbiamo promosso un percorso di formazione trasversale: dall'internista al chirurgo, dalle ostetriche agli endoscopisti- spiegano i medici dell'Anestesia e Rianimazione 1 -. Tutti devono essere in grado di riconoscere i casi sospetti, per attivare la procedura del “codice sepsi” nel minor tempo possibile”.


Le raccomandazioni

Un percorso diagnostico-terapeutico ben stabilito con indicazioni dettagliate da mettere in pratica al minimo sospetto (con in primis il ricorso all'antibiotico), è questo l’obbiettivo a cui praticamente tutti i professionisti sanitari dell'ospedale sono stati addestrati. Il protocollo è stato poi esportato su base regionale per un “contagio di buone pratiche” in tutti gli ospedali lombardi per arrivare ad un traguardo comune: ridurre la mortalità dello shock settico


Chi è più a rischio

L'attenzione cresce per i pazienti con un profilo di rischio più alto, come i malati cronici e quelli più fragili con un sistema immunitario indebolito. “I pazienti con insufficienza renale o epatica, i pazienti anziani, quelli immunodepressi o con patologie oncologiche, sono questi i casi a cui dobbiamo prestare particolarmente attenzione -indica il Responsabile dell'Osservazione Breve nel Pronto Soccorso-. Di solito il campanello d'allarme che deve portare ad una valutazione più approfondita in pronto soccorso è il mancato effetto della terapia antibiotica: soprattutto nella finestra temprale che va dalle 48 alle 72 ore dall'inizio del trattamento”.


Un vademecum per prevenire la sepsi

Si può fare qualcosa per allontanare il rischio sepsi? Come? Con i vaccini, in base alle raccomandazioni del Ministero della Salute. E poi ci vuole la giusta attenzione all'igiene delle mani e di eventuali ferite. Ancora: un uso corretto (e non un abuso) degli antibiotici. I sintomi che devono allertare sono malessere generale, difficoltà respiratoria, pressione bassa, svenimenti, riduzione della diuresi, gonfiore degli arti, confusione e disorientamento, in questi casi bisogna contattare tempestivamente il medico curante o recarsi in ospedale.