Sospiri di sollievo: 60 anni che lasciano il segno

60 anni di storia di un reparto si misurano attraverso l’impegno, la dedizione e la professionalità di chi ci lavora. Ma anche attraverso le storie dei pazienti. Vicende uniche che lasciano il segno, come quella del piccolo Riccardo, operato a 16 mesi per un istiocitoma tracheale, un tumore maligno, che colpisce da adulti spesso come conseguenza del fumo. Questo tipo di malattia a quell’età è un’eventualità rarissima e ci sono voluti due interventi a distanza di 6 mesi l’uno dall’altro per risolvere il caso. 
Non è stato affatto facile. La terapia chirurgica normalmente adottata, infatti, comporta la resezione della trachea. Un intervento sicuro negli adulti, ma che può diventare molto problematico in età infantile per le ridotte dimensioni della via aerea e, soprattutto, per le complicanze che possono insorgere. È per questo motivo che nel 2002 l’équipe chirurgica guidata da Massimo Torre (oggi Direttore della Chirurgia Toracica) decise di operare con apparecchiature endoscopiche dedicate all’età infantile, recidendo il tumore con un laser. Si trattò di uno dei primi casi a livello mondiale. Oggi Riccardo sta bene. E’ un ragazzo di 14 anni, frequenta la prima superiore e tra le sue passioni c’è la recitazione. Forse il palcoscenico un domani l’aspetta. Per ora il copione della sua vita non gli ha risparmiato colpi di scena, per fortuna, con un lieto fine.

C’è stato poi il caso di Pamela. E anche per lei c’è una grande passione che le scorre sotto pelle fin da piccola: quella per la danza. Una patologia rara, l’isticitoma a cellule di Langerhans, colpisce i suoi polmoni e prova a farla desistere. Oggi ha 31 anni e ricorda che ne aveva 17 quando i primi segni della malattia fecero capolino nella sua vita. Sembrava bronchite e invece, dopo una serie di radiografie, si scoprì che era uno pneumotorace: c’erano bollicine d’aria nei polmoni che così rischiavano il collasso. Per i medici i polmoni erano quelli di una novantenne che aveva fumato per tutta la vita. Lei, invece, era un’adolescente che non aveva mai toccato una sigaretta. 
Dopo la diagnosi si tentano varie strade per curare la malattia, ma senza successo. Intanto Pamela e la sua famiglia, che vivono in Basilicata, si mettono alla ricerca di un centro con esperienza nel trattamento di questa malattia. Vengono in contatto con la pneumologa Emanuela De Juli e iniziano ad essere seguiti a Niguarda. Si trasferiscono a Milano, dove con il passare del tempo la situazione peggiora, fino a che Pamela è costretta a portare sempre con sé bombola d’ossigeno e mascherina. Presto si capisce che l’unica alternativa possibile è un trapianto di polmoni. L’attesa si conclude nel novembre del 2004 e l’intervento- realizzato dall’équipe della Chirurgia Toracica guidata da Mario Ravini (in quegli anni Direttore del reparto)- arriva in tempo utile, ma veramente a un soffio dallo scadere. E’ il 24 dicembre quando Pamela torna a casa, è un bel regalo di Natale che le permette di ricominciare a vivere e a danzare. 

Ci saranno anche loro, venerdì 29 aprile alle ore 12.00 presso la Sala conferenze al primo piano del Padiglione 1, per festeggiare il prestigioso traguardo dei 60 anni della Chirurgia Toracica di Niguarda.

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