Terapia anticoagulante orale

I farmaci tutti i giorni e possibilmente sempre alla stessa ora. E’ il rituale che accompagna la Terapia Anticoagulante Orale (TAO), un trattamento che rende il sangue più fluido e che è necessario per scongiurare la formazione di trombi.
Si calcola che in Italia i pazienti sottoposti alla TAO siano circa 900.000, seguiti principalmente (ma non solo) per patologie come la fibrillazione atriale, la trombosi venosa profonda, l’embolia polmonare e le patologie valvolari cardiache.
La terapia necessita di controlli periodici, clinici e di laboratorio, oltre ad una serie di altre attività come la corretta posologia dei farmaci, l’educazione del paziente e la gestione di eventuali complicanze che richiedono un approccio necessariamente interdisciplinare.


Un delicato equilibrio

Troppo fluido o troppo denso: la coagulazione del sangue è un processo vitale ed è come una bilancia che mantiene un delicato equilibrio, ma se uno dei bracci pende più dell’altro, si sconfina nel territorio della patologia.
Ecco, allora, che ad entrare in azione sono gli specialisti dell’emostasi. “La nostra attività - spiega la Responsabile del Centro, che di recente si è trasferito al Padiglione 3 - ha come scopo il miglioramento della qualità di vita dei pazienti in terapia anticoagulante orale. Al momento ne seguiamo circa 3100”.


Pericolo trombosi

Quando il sangue è “troppo denso”, il principale pericolo è rappresentato dalla trombosi. Alla base della spiccata tendenza a coagulare ci possono essere predisposizioni genetiche, che possono accentuarsi in particolari situazioni di rischio come un intervento chirurgico o periodi di prolungata immobilità. “ In questi pazienti - continua la specialista - è fondamentale studiare e prescrivere un’adeguata profilassi anticoagulante prima dell’operazione. L’immobilizzazione della muscolatura crea, infatti, una stasi che facilita la trombosi. Spesso allo stesso rischio sono sottoposti anche i pazienti che subiscono l’applicazione di un gesso. In tutti questi casi la predisposizione alla trombosi può portare fino all’embolia polmonare”.


Occhi aperti sulla gravidanza

L’ambulatorio si occupa anche delle donne in “dolce attesa”. “La gravidanza è una situazione che espone ad una maggiore probabilità di trombosi - spiega la Responsabile - . In particolare la sorveglianza è rivolta alle donne che hanno avuto già un episodio di trombosi o complicanze ostetriche precedenti, come una storia di poliabortività.
Seguiamo, inoltre, le mamme portatrici di valvole meccaniche cardiache
”.
In questi casi, oltre alla necessità di un monitoraggio periodico, si affianca la tempestività nella sostituzione dei farmaci anticoagulanti: quelli utilizzati per la cura ordinaria, infatti, potrebbero dare possibili malformazioni per il nascituro. “ È importante quindi- conclude il medico - sospenderli il prima possibile in favore di altri farmaci più sicuri per il piccolo”. 


Se è “troppo fluido”

Nel caso di malattie emorragiche le cause possono essere svariate e interessare a diversi livelli il processo di coagulazione.
Tra le patologie più seguite c’è l’emofilia, sia congenita sia acquisita, (il Centro fa parte dell’Associazione Italiana Centri Emofilia ed è stato coordinatore per il registro europeo per l’emofilia acquisita - EACH), la malattia di Von Willebrand, le piastrinopatie e i difetti congeniti degli altri fattori della coagulazione.