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TIROIDE: la ghiandola “in rosa”

È una ghiandola a forma di farfalla alla base del collo.
Tra le sue funzioni quella di regolare il metabolismo generale e dei muscoli, la frequenza del cuore, ma anche l’apprendimento e la memoria.
Ci sono quelle un po’ “grasse”, quelle che viaggiano a doppia velocità e quelle un po’ pigre. Ma sul colore nessun dubbio: molto spesso è il rosa. Sì, perché le malattie della tiroide, riguardano per lo più il sesso femminile con una proporzione femmine/maschi in cui a vincere è il gentil sesso con un secco 7 a 1.
Il riscontro di malattie tiroidee è in continuo aumento e molto è dovuto al miglioramento delle tecniche diagnostiche che scoprono di più e sempre più precocemente.

Ne parliamo con Paola Lolli, Direttore dell'Endocrinologia

Il trend in aumento è sicuramente dovuto anche alla diffusione dell’ecografia nella pratica clinica.
Questo tipo d’indagine ha aumentato la sensibilità della diagnosi; mentre, infatti, palpatoriamente è possibile riscontrare noduli tiroidei solo nel 3% dei pazienti esaminati, l’ecografia arriva a svelare la presenza di noduli in una percentuale sensibilmente superiore che arriva fino al 67% dei casi nelle età più avanzate.
È bene precisare che noduli non significa necessariamente alterata funzione della ghiandola: molto spesso a questo tipo di alterazione morfologica non corrisponde alcuna alterazione della produzione ormonale.
Può capitare invece che siano presenti sia ingrossamento ghiandolare che alterata funzione. Inoltre solo il 4-5% dei noduli è una neoplasia maligna. I trattamenti per il cancro della tiroide oggi assicurano una sopravvivenza che può raggiungere, per alcune forme, l’80% a vent’anni dalla diagnosi.
Purtroppo c’è da segnalare che negli ultimi 20 anni le diagnosi di tumore della tiroide sono raddoppiate.
Gli stati di alterata funzione tiroidea sono la patologia endocrina più frequente dopo il diabete mellito.
L’ipertiroidismo si manifesta quando la ghiandola tiroidea produce e libera nell’organismo ormone in eccesso. Nelle forme più severe determina dimagrimento, tachicardia, sudorazione eccessiva, insonnia, e osteoporosi in età avanzata.
Per scoprirlo basta dosare le concentrazioni degli ormoni tiroidei, T3 e T4, con un semplice esame del sangue. La determinazione di TSH, l’ormone tireotropo o tireostimolante, consente anche la diagnosi di forme lievi, dette“subcliniche”, della malattia nelle quali T3 e T4 sono normali.
In caso di ipertiroidismo conclamato TSH sarà soppresso e T3 e T4 saranno al di sopra della norma.
Il contrario avviene nella condizione di ipotiroidismo, ovvero quando l’attività della ghiandola si riduce determinando la comparsa di sintomi aspecifici e talora di difficile interpretazione, specialmente all’esordio, quali stanchezza, difficoltà di concentrazione, aumento di peso, intolleranza al freddo, secchezza della cute, secchezza e fragilità dei capelli, depressione e malinconia.
La cura dell’ipotiroidismo consiste nel ripristinare normali concentrazioni di ormoni tiroidei nell’organismo. A tale scopo è sufficiente assumere una dose giornaliera di T4 sintetica o levotiroxina identica all’ormone naturale. La quantità di ormone prescritto varia in funzione dell’entità del difetto di produzione ormonale; il trattamento può essere in alcuni casi temporaneo, ma nella maggior parte dei casi è cronico.
Va però precisato che non è sempre facile “azzeccare” la giusta dose al primo colpo e che il fabbisogno di ormone tiroideo può variare nel corso della malattia.
Per questo occorre controllare la concentrazione degli ormoni periodicamente nel corso del trattamento. Il trattamento farmacologico dell'ipertiroidismo, invece, si basa sulla somministrazione di composti ad attività bloccante la sintesi di ormoni tiroidei; in alcuni casi è indicata la terapia radiometabolica (somministrazione di iodio radioattivo per bocca) o la terapia chirurgica.

Le informazioni medico-scientifiche pubblicate in questo sito si intendono per un uso esclusivamente informativo e non possono in alcun modo sostituire la visita medica.

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