Trapianti: più donazioni da vivente per ridurre i tempi d’attesa

Da alcuni anni si osserva un innalzamento trasversale dell’età media del donatore, diretta conseguenza dell’allungamento dell’aspettativa di vita e non solo.

Oggi, infatti, l’età media dei donatori si attesta sui 65 anni e un livellamento verso l’alto di questo dato è avvenuto in maniera significativa subito dopo l’introduzione dell’obbligo del casco per la circolazione su moto e motorini. Fortunatamente questa norma ha limitato i decessi in seguito ad incidenti e ristretto il numero di potenziali donatori a pazienti con patologie neurologiche o neurovascolari.
Infatti bisogna ricordare che chi dona i propri organi può farlo solo se la morte cerebrale sopraggiunge prima dell’arresto circolatorio o respiratorio, unica condizione in cui gli organi continuano a ricevere l’ossigenazione che ne consente l’espianto per la donazione.

Donatori sempre più anziani, da un lato, e l’incremento esponenziale delle liste d’attesa, dall’altro, spingono la medicina e gli addetti ai lavori a trovare nuove soluzioni.

La donazione da vivente è una di queste e nel nostro Ospedale si è iniziato presto a fiutare “i vantaggi” che questa nuova strada poteva portare con sé.
Per il fegato si è iniziato già nel 2001 con il primo caso effettuato in Italia e oggi siamo arrivati a quota 90. In pratica quello che si porta avanti da 13 anni a questa parte è il prelievo di un parte del fegato del donatore, la metà se non addirittura il 60%, che va ad essere trapiantata nel ricevente. La tecnica sfrutta la capacità di rigenerazione di quest’organo che ritorna alle dimensioni originali, sia in chi ha subito l’espianto sia in chi lo ha ricevuto, nel giro di circa un mese. Una procedura analoga è adottata anche nella donazione da cadavere, è il cosiddetto “split liver”.
Oggi anche grazie alla diffusione di queste tecniche l’attesa media per un fegato a Niguarda e nell’Italia del nord (area NITp, Nord Italia Transplant program) è di circa un anno.
Questo intervallo però raddoppia se si ha bisogno di un rene, organo essenzialmente “vascolare”, più sensibile ad alterazioni arteriosclerotiche che richiede donatori mediamente più giovani.
Anche qui la donazione da vivente è un’alternativa concreta, ancora più facilitata se per la fase del prelievo si utilizza la chirurgia robotica. Niguarda è stato uno dei primi centri in Italia ad adottare questa procedura, già 4 anni fa. Il robot per il prelievo assicura una maggiore mininvasività per il donatore, che nel giro di una settimana può riprendere la sua vita normale, e una migliore precisione in corso d’intervento.
Una novità importate arriva anche dalla procedura denominata “trapianto di doppio rene”: a partire da un donatore magari in là con l’età (generalmente oltre i 65-70 anni) si opta per il trapianto di entrambi i reni nello stesso ricevente. Questo fa sì che gli organi in coppia si compensino a vicenda raggiungendo comunque una buona funzionalità, nonostante una non ottimale condizione degli organi che, se prelevati singolarmente, non sarebbero stati utilizzabili. Abbiamo iniziato questo programma da due anni e, seppur tecnicamente e organizzativamente complesso, ci sta dando ottimi risultati, sono già stati eseguiti una trentina d’interventi.

Le informazioni medico-scientifiche pubblicate in questo sito si intendono per un uso esclusivamente informativo e non possono in alcun modo sostituire la visita medica.