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Trapianto a cuore “non battente”

E’ stato eseguito in Gran Bretagna il primo trapianto di cuore “non battente” in Europa.
Nel Cambridgeshire i chirurghi hanno portato a termine con successo questo intervento da primato su un uomo di 60 anni, aprendo la via per questa tecnica anche in Europa dopo il primo tentativo riuscito in Australia. Nei trapianti il cuore viene prelevato da persone in stato di morte cerebrale, con il muscolo cardiaco che ancora batte. In questo caso invece il prelievo è a cuore fermo e grazie ad un macchinario particolare l’organo viene “rivitalizzato”, in modo da ritornare a battere prima di essere trapiantato.

Ne parliamo con Maria Frigerio, Direttore del Dipartimento Cardiotoracovascolare.

Com’è possibile realizzare questo tipo d’intervento?

Non si conoscono ancora i dettagli ma si è capito che il cuore è stato dapprima assistito con tecniche di circolazione extracorporea nel donatore. Quindi l’organo é stato prelevato e montato su un circuito che lo rifornisce di ossigeno e di nutrienti, permettendo, inoltre, di verificarne il recupero in senso contrattile e metabolico, cioè in termini di movimento e in termini di utilizzo delle sostanze energetiche.

Insomma ci sembra di capire che per questo tipo d’intervento ci vuole una tecnologia ad hoc?

Questo tipo di apparecchiatura può essere utilizzata anche in condizioni di prelievo "a cuore battente", per evitare il danno correlato al tempo che il cuore trascorre al di fuori dell'organismo umano- ad esempio per il trasporto- o per verificare l'effettiva possibilità di recupero funzionale, in quei casi che per qualche ragione non ci lasciano tranquilli. Il dispositivo, molto costoso, é disponibile anche in Italia.

Come valuta la tecnica del trapianto di un cuore "non battente”?

E' un po' presto per valutarne i risultati, bisogna avere più dettagli, sia per verificare la reale portata innovativa di questa procedura sia per fare una stima realistica del numero aggiuntivo di trapianti che potrebbero essere portati a termine con l'ausilio di questo apparecchio. In più uno o due casi, non sono sufficienti a definire questa tecnica, ad oggi, come uno standard di cura.

Quali sono i numeri dei trapianti cardiaci in Italia? E a Niguarda?

Purtroppo il trapianto di cuore vive uno stato di sofferenza, con un numero di nuove iscrizioni in lista d’attesa circa doppio rispetto al numero di trapianti effettuati in Italia ogni anno, che dal 2010 a oggi si aggira tra i 220 e i 300.
il programma di trapianto cardiaco di Niguarda é uno dei più attivi a livello nazionale; l'anno scorso siamo stati il centro con la casistica maggiore, con 29 trapianti, ma non é così tutti gli anni. Per questo al programma di trapianto abbiamo da tempo affiancato quello per l'impianto dei VAD Ventricular Assist Device, dispositivi di assistenza ventricolare, conosciuti anche come "cuori artificiali". Questi sistemi possono essere impiantati come “trattamento-ponte” al trapianto oppure possono essere utilizzati come terapia definitiva nei pazienti che non possono essere candidati al trapianto.

 

 

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