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Trapianto di fegato da vivente tra pazienti adulti, a Niguarda il centesimo intervento

In Italia è il centro con la casistica più ampia. La madre ha donato il 60% del suo fegato alla figlia. Nel 2001 a Niguarda il primo trapianto di questo tipo nel nostro Paese. I chirurghi ricordano la “benedizione” avuta dal Ministro di allora Umberto Veronesi 


Niguarda è il primo centro a raggiungere il traguardo dei 100 trapianti di fegato da vivente tra pazienti adulti in Italia. Nel 2001 nello stesso ospedale era stata portata a termine la prima procedura di questo tipo a livello nazionale. Da allora nel centro milanese si è mantenuta alta la specializzazione per questa tipologia di intervento che prevede l'asportazione di una parte di organo da un donatore in vita e che richiede grande esperienza e specifiche conoscenze soprattutto nel caso di trapianto di fegato da adulto ad adulto. Questa variante, infatti, è più complessa della donazione adulto-bambino che rimane comunque la modalità di donazione più praticata in Italia. 


L'attenzione dedicata ai casi fuori dalla fascia pediatrica è una costante che accomuna il primo caso di 16 anni fa e l'ultimo: il primo tutto al maschile, il secondo tutto al femminile. Allora fu il figlio di 32 anni a donare una parte del fegato al padre sessantenne. Oggi è stata la madre, 60 anni, a offrirsi donatrice. E il suo gesto è stato fondamentale per regalare una nuova vita alla figlia di 36 anni, con una malattia rara e una serie di problemi ematologici. Da circa due anni si sono sovrapposti problemi epatici fino ad arrivare ad una grave insufficienza terminale. “Si chiama emocromatosi e porta ad un accumulo abnorme di ferro nel fegato- spiega Luca Belli, Direttore dell'Epatologia e Gastroenterologia-. Questa anomalia aveva condotto ad uno scompenso epatico molto grave. La paziente era stata messa in lista per trapianto ma non si trovava un donatore compatibile, non tanto dal punto di vista immunologico ma quanto dal punto di vista morfologico. La corporatura molto esile e il peso contenuto richiedeva, infatti, un donatore con un fegato di piccole dimensioni”. Dopo 6 mesi di attesa con il matching che non arriva e la situazione che si aggrava, ecco spuntare l'ipotesi donazione da vivente che coinvolge la madre. “Abbiamo studiato la compatibilità, sotto tutti i punti di vista sia genetico che anatomico ed abbiamo constato che poteva essere la soluzione ideale- dice Andrea De Gasperi, Direttore della Anestesia e Rianimazione 2, il servizio che segue per la parte anestesiologica ed intensivistica i trapianti addominali -”. Così il 60% del fegato, per un peso complessivo di 800 grammi, viene prelevato e donato alla figlia. 


Secondo il report del Ministero della Salute aggiornato all'attività 2016, il numero di trapianti di fegato da vivente effettuati in Italia in questi 16 anni sono stati 364. Cento di questi sono stati portati a termine dell'équipe di Niguarda, protagonisti di quasi un trapianto su 3, (la percentuale esatta è il 27%). “Alcuni di questi sono stati condotti in trasferta. Siamo stati chiamati a svolgere questo tipo di trapianto anche in centri all'estero, in Romania, Giordania e Libano, soprattutto per casi di donazione da adulto a adulto- ricorda Luciano De Carlis, Direttore della Chirurgia Generale e dei Trapianti-”. 


Nei trapianti adulto-adulto, infatti, l'intervento è molto delicato e richiede delle conoscenze di chirurgia epatica molto approfondite. “Rispetto alla donazione per un bambino la parte di fegato da prelevare è molto più grossa e l'incisione chirurgica interessa una parte anatomica ad alta vascolarizzazione- sottolinea De Carlis-. Tutto questo espone a delle complicanze molto più severe per il donatore se il prelievo non è condotto con grande accuratezza”.  


Ma la specializzazione per questi casi più complessi ha contraddistinto l'attività nel Niguarda Transplant Center fin da quel primo caso del marzo 2001. “Non c'era ancora un'autorizzazione formale per quel tipo di trapianto in Italia - dice De Carlis-. Il figlio mi disse che lui e suo padre erano pronti ad andare in Germania per fare l'intervento. Allora il Ministero ci diede un'autorizzazione speciale. Non mi dimenticherò mai la telefonata con Umberto Veronesi, allora Ministro. Erano le 9 di sera. Ci chiese più informazioni sul caso che era arrivato sulla sua scrivania. E aggiunse: ve la sentite? Noi ci sentivamo sufficientemente preparati, così il giorno dopo era tutto pronto nelle due sale operatorie”. 


Dal punto di vista chirurgico, il trapianto di fegato da donatore vivente tra individui adulti consiste nel prelievo della parte destra del fegato (circa il 60% di tutto l’organo) per poi trapiantarla nel ricevente, dopo aver asportato l’organo malato. Nel caso in cui il paziente sia un bambino la parte di fegato donata è la sinistra, più piccola. E’ possibile dividere il fegato in due parti perché ciascuno dei due lobi ha una propria vascolarizzazione arteriosa e venosa e drena la bile attraverso due dotti principali, destro e sinistro, che si uniscono solo nel loro ultimo tratto al di fuori del fegato. Inoltre, il fegato ha la capacità di rigenerarsi e, già dopo 3-4 settimane dall’intervento chirurgico, ritorna quasi completamente alle dimensioni originarie pre-trapianto, sia nel donatore che nel ricevente. Due équipe eseguono contemporaneamente gli interventi, la cui durata è di circa 4 ore per il donatore e di 6-7 ore per il ricevente.

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