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TRAPIANTO DI RENE AB0-INCOMPATIBILE

Il trapianto di rene AB0-incompatibile è una procedura molto diffusa in Giappone (dove è quasi di routine), nei paesi scandinavi e negli Stati Uniti, mentre in Italia è praticata in pochissimi centri:
è un protocollo che permette la donazione anche in caso di diverso gruppo sanguigno tra ricevente e donatore.

La tecnica


Non tutte le persone tra di loro possono essere donatori o riceventi di organi.
Bisogna rispettare determinati requisiti, tra questi c’è la compatibilità del gruppo sanguigno e la presenza o meno di anticorpi che possono attaccare e provocare il rigetto dell’organo trapiantato.
Il trapianto di rene AB0 incompatibile nasce proprio per abbattere queste barriere e per questo si segue una preparazione mirata. 

Prima dell’intervento il ricevente viene sottoposto ad una specifica terapia: è la plasmaferesi, il paziente viene collegato ad una macchina che ripulisce il suo sangue dagli anticorpi che porterebbero al rigetto. Il trattamento, effettuato presso il centro immunotrasfusionale (SIMT) dell’Ospedale, si realizza in più sedute prima del trapianto.
Parallelamente, tre settimane prima dell’intervento, si avvia nel ricevente la terapia immunosoppressiva con i farmaci, necessaria per spegnere la produzione degli anticorpi indesiderati. 

Il trapianto di per sé non si differenzia tecnicamente dall’intervento “classico”. A Niguarda il prelievo dell’organo viene eseguito con la chirurgia robotica e questo consente una maggiore mininvasività e un recupero più veloce del donatore che può essere dimesso già dopo 4-5 giorni di degenza.

 

La storia


I primi  ad effettuare questo tipo di intervento a Niguarda sono stati due pazienti speciali: il marito aspettava un rene che non arrivava da tanti anni e la moglie non ci ha pensato due volte, ha voluto essere lei a donarglielo. Così si sono regalati una nuova vita. 

64 anni, lui, 62 per lei, alle spalle un matrimonio che li unisce da quarant’anni, ma gli ultimi dei quali rovinati da un problema renale che ha costretto Fausto al peso della dialisi. Si è accorto di avere una disfunzione nel 2000, quando sottoponendosi a un’ecografia addominale gli hanno diagnosticato la malattia renale policistica. Per lui e per i suoi familiari è stato un fulmine a ciel sereno, anche perché non aveva mai manifestato problemi dal punto di vista renale, nella sua famiglia, inoltre, nessun parente è affetto da questa malattia, che di solito è ereditaria. 

La cosa sembra sotto controllo fino al 2008, quando la situazione precipita e dopo vari ricoveri l’unica chance rimasta è la dialisi. Ma quel continuo entrare e uscire dall’ospedale per sottoporsi ai lunghi trattamenti diventa insopportabile, non gli permette di vivere la sua vita. In più a mettersi di traverso c’è anche uno scherzo del destino dal sapore beffardo. Fausto viene chiamato dal Niguarda: finalmente si è trovato un donatore, tutto è pronto per l’intervento tanto atteso. Ma niente da fare, all’ultimo le analisi confermano che il rene non è idoneo al trapianto. Così la moglie Romana, venuta a conoscenza del programma, che può aggirare l’incompatibilità tra i due, decide di fare il passo: sarà lei a donare il rene al marito. Una lunga preparazione, l’intervento e poi, dopo la degenza, finalmente tutti a casa a riprendere il filo della loro vita, là dove la malattia l’aveva interrotto. 

 

 

 

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