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“Non mi ricordo più chi mi aveva detto che in questo Ospedale c'era un centro di terapia del dolore specializzato nei casi più difficili. Devo dirgli grazie. E' stato un angelo che mi ha cambiato la vita, insieme al personale di Niguarda”

Aldo, la mia odissea contro il dolore cronico

Aldo, 68 anni. Gli ultimi 7 passati a combattere contro il dolore cronico che pezzo dopo pezzo stava risucchiando tutta la sua vita. Un calvario interminabile che ha trovato il suo punto di svolta a Niguarda grazie agli specialisti della Terapia del Dolore. Loro hanno creduto alle parole di Aldo, lo hanno ascoltato e curato, smarcandolo da quell'etichetta di “malato immaginario” che spesso ricorre in queste situazioni e che aggiunge alle sofferenze il sapore della beffa. Tutto inizia nel 2008 quando le condizioni di salute di Aldo lo costringono ad una serie ravvicinata di interventi chirurgici. “Soffrivo a causa di una forma di scoliosi che mi provocava mal di schiena- ci dice-. A questo poi si aggiungeva l'artrosi che aveva colpito le mie anche. In pratica per correggere queste situazioni mi sono sottoposto ad una serie di operazioni”. Gli interventi sulla carta sono riusciti, ma Aldo inizia a sentire un'intensa sensazione di dolore che si irradia dalla schiena alle gambe, fino a coinvolgere anche i piedi. “Probabilmente qualche terminazione nervosa è stata lesionata nel corso degli interventi che in totale nell'arco di 7 anni sono arrivati a quota 11”.


Con il passare del tempo quella sensazione diventa sempre più dirompente e difficile da gestire. “Non riuscivo a fare più nulla, mi muovevo e avevo dolore, mi sedevo e avevo dolore, di notte non riuscivo più a dormire. Era un incubo continuo, mi sdraiavo e sentivo un dolore insostenibile che arrivava fino alle dita dei piedi. Mi ricordo che si flettevano in continui spasmi che non mi davano tregua. L'unico modo per chiudere occhio era prendere una dose da cavallo di sonnifero”. Così inizia il tour presso i centri di terapia del dolore. L'esperienza più deludente lo tiene in cura per due anni con un'odissea di 65 visite ambulatoriali tutte nello stesso ospedale. “Si sono provate diverse terapie tra cui quella ritenuta risolutiva ovvero l'impianto di un infusore di morfina sotto pelle, nel mio addome. Ma la cosa strana è che non si riusciva a settare il dosaggio giusto che attenuasse il mio dolore. Non riscontravo alcun beneficio. Ad ogni visita i medici continuavano a dirmi vedrà che per Natale la rimetteremo in sesto. Ma le cose non miglioravano. Vedrà che per Pasqua tutto sarà risolto... vedrà che per il suo compleanno la cura avrà fatto effetto”. Ma niente da fare, la scadenza si allontanava sempre di più e quel giorno sembrava non arrivare mai.


In questi due anni Aldo deve dire addio al lavoro, ma quello è l'ultimo dei pensieri: qualsiasi tipo di attività era irrealizzabile, il dolore era totalizzante. “Provare e riprovare sempre con lo stesso trattamento: l'unica parola che mi viene in mente per tutto questo è “accanimento terapeutico”, sembrava una sfida estenuante tra il medico e la patologia sulla mia pelle”. Ma non è il punto più basso della parabola. “Il fondo credo di averlo toccato in un altro centro. Qui gli specialisti non riuscivano a capire l'origine della mia sofferenza e l'unica risposta che sono stati in grado di darmi è stata disarmante: forse dovrebbe farsi vedere da uno psichiatra”. Con il morale a pezzi e senza un filo di speranza, Aldo approda a Niguarda. “Non mi ricordo più chi mi aveva detto che in questo Ospedale c'era un centro di terapia del dolore specializzato nei casi più difficili. Devo dirgli grazie. E' stato un angelo che mi ha cambiato la vita, insieme al personale di Niguarda. Qui ho trovato un'accoglienza diversa già dalle prime fasi. Ricordo il primo colloquio con il Dottor Notaro e la Dottoressa Bonacorsi, sono stati 2 ore e mezza ad ascoltare tutta la mia storia. Negli altri posti il tempo che mi dedicavano era al massimo un quarto d'ora”.


Dopo aver raccolto tutte le informazioni necessarie si decide per una sospensione dei trattamenti a base di morfina. “Mi hanno rassicurato e detto che c'era bisogno di un ricovero in Ospedale per sottopormi ad un wash out, cioè una disintossicazione a base di metadone, per iniziare parallelamente la cura con i nuovi farmaci. Era necessario farlo in un luogo protetto perché potevo andare incontro a delle crisi di astinenza. Ci sono stati dei momenti di difficoltà, ma dopo quei 7 giorni in Ospedale c'è stato un miglioramento che non mi aspettavo. Il mio dolore quantificato ad un livello 9, su una scala da 0 a 10, era sceso a quota 3. E' diminuito di 6 punti in 7 giorni. Oggi continuo con le terapie e i controlli. Il dolore non è sparito ma è tenuto a bada, posso però continuare a vivere. Dormo, mi muovo. Ho anche ripreso a lavorare”.

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Terapia del dolore