ERIKA Associazione per la lotta ai disturbi del comportamento alimentare

Associazione di volontariato attivo

SEDE c/o NIGUARDA:

Area Centro, Padiglione 11, piano terra


PRESIDENTE: Lina Bettini

ORARIO

lun - ven: 15.00 - 17.00



Sito Web: http://www.associazione-erika.it
Email: info@associazione-erika.it
Telefono: 02 6444.3987 340 2575913
ATTIVITA'

- Informazione e prevenzione

- Supporto alle famiglie e ai malati

- Presenza bisettimanale assistente sociale

- Attività manuali e creative in day hospital.



 



In nome di Erika

I volontari in prima linea contro anoressia, bulimia e gli altri disturbi alimentari



Sicuramente vedendoli al lavoro e guardando ciò che fanno per aiutare i pazienti e i loro familiari, sarebbe contenta anche lei: Erika, la ragazza, vittima dell’anoressia che in una lettera/testamento aveva segnalato, 14 anni fa, l’esigenza di un trait d’union tra il percorso terapeutico e il rinserimento sociale e familiare. Per poter realizzare questa richiesta 13 anni orsono il papà e la mamma di Erika hanno incontrato Maria Gabriella Gentile, allora Direttore del Centro Disturbi del Comportamento Alimentare a Niguarda e per tanti anni Responsabile Scientifico della onlus, e insieme hanno iniziato a muovere i primi passi per trasformare quell’auspicio in realtà. Oggi guardando negli occhi i volontari di quest’associazione, che porta il suo nome, Erika, sarebbe orgogliosa perché molto è stato fatto per chi, come lei nella vita ha avuto la sfortuna di incappare in questa micidiale malattia, che sembra invincibile, almeno fino al momento in cui non la si vuole riconoscere come tale.

L’anoressia, ma anche la bulimia e l’obesità patologica sono patologie molto probanti per il paziente (in maggior parte ragazze) e per i suoi cari, difficili da battere ma non impossibili da sconfiggere. Per farlo occorre tempo, consapevolezza e la collaborazione di tanti: dei medici, dietisti e infermieri “anzitutto” che nel Centro per i Disturbi del Comportamento Alimentare di Niguarda lavorano in équipe multidisciplinari, perché solo con un approccio integrato e personalizzato si raggiungono i risultati necessari; dei genitori, in secondo luogo, che con gli specialisti devono fare fronte comune per aprire una breccia in quel muro di isolamento e apparente invincibilità, che ostenta chi viene colpito da queste malattie.

Le persone affette da questi disturbi negano la realtà - spiega la psicoterapeuta Maria Teresa Balasini, una delle fondatrici dell’Associazione Erika - e pensano di poter risolvere i propri problemi da sole perché considerano la relazione d’aiuto una diminuzione della loro autonomia”.

E’ difficile aiutare quando chi è in difficoltà non riconosce di esserlo e respinge la tua mano. Tuttavia bisogna insistere e non mollare, mai. E in 13 anni di attività sono state tante le iniziative portate avanti dall’associazione, che oggi può contare su una ventina di volontari e più di un centinaio di soci. Ci sono le donazioni che hanno permesso di arredare il reparto dove le giovani passano la maggior parte del tempo. “Mobili, un’aula pc, i televisori nelle stanze di degenza, ma anche una palestra, sono diventate realtà grazie alla generosità dei nostri sostenitori - ci dice la Presidente Lina Bettini, madre di una ragazza

anoressica, oggi guarita grazie alle cure -”. In più non mancano le attività che i volontari portano avanti ogni giorno al fianco del personale medico e infermieristico. Tra queste ci sono il laboratorio di arte e mestieri, le cosiddette terapie occupazionali, utili a fare uscire le ragazze dall’isolamento e a distrarle dalla loro asfissiante fissazione: il cibo. L’associazione, inoltre, finanzia lo psicologo che integra l’attività dei professionisti di Niguarda. Un aiuto prezioso per potenziare il counseling per i pazienti, ma anche per i genitori, che nella terapia di gruppo trovano il sostegno necessario per andare avanti. “Tra l’altro la onlus mette a disposizione delle famiglie che arrivano da fuori regione degli appartamenti nelle vicinanze dell’Ospedale - ci dice la Vice Presidente, Teodora De Leo, anche lei mamma di una ragazza che ha superato la malattia -. E tra gli obiettivi futuri c’è quello di avere una “casa tutta nostra”, ovvero una struttura d’accoglienza per i pazienti più gravi dove si possa pensare ad una riabilitazione prolungata nel tempo”. Così com’era nei desideri di Erika, così come presto si spera di poter fare, sempre in suo nome.