Disturbi dell’apprendimento, disturbi cognitivi, Alzheimer e altre demenze: con l’emergenza coronavirus attivo il servizio di supporto a distanza  

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In questo periodo di emergenza nazionale, a causa della diffusione dell'epidemia da Coronavirus, ci troviamo a vivere un evento di grande portata, che fa insorgere timori per la nostra vita, contribuendo a creare una condizione di grande emotività, che ci mette “in allerta”  generando paura e ansia.
 
Il Centro di Neuropsicologia Cognitiva di Niguarda, che si occupa di disturbi dell'apprendimento e  cognitivi, Alzheimer e altre forme di demenza, ha attivato una serie di servizi a distanza (telefonici e video chiamate) per fornire consulti, sedute di stimolazione cognitiva per pazienti con disturbo cognitivo lieve, supporti psicologici per i familiari dei pazienti con Alzheimer e altre demenze.
 


Tel: 02 6444.2126  
Lun- Ven: 9.00 – 16.00

 

 

CONSIGLI PER CAREGIVER DI PAZIENTI CON DEMENZA

La risposta fisiologica di paura di fronte a un pericolo è normale, ma non dobbiamo lasciarci pervadere da tale emozione. La paura mette in allarme il sistema neurovegetativo autonomo (il sistema di “attacco-fuga”, che serve a prepararci a difenderci di fronte ai pericoli). In questo modo produciamo adrenalina, noradrenalina, e cortisolo, sostanze che mettono sotto stress il nostro sistema biologico. Generalmente il pericolo, seppure di grande intensità, cessa nell'arco di breve tempo, in questo caso particolare ci troviamo invece di fronte a un evento di portata “eccezionale”, senza una durata definita, con prospettive incerte sia nell’esito sia nel tempo. 

Per chi che come te si trova ad affrontare le restrizioni definite dal decreto ministeriale accanto a una persona malata di Alzheimer, o di qualunque altra forma di demenza, il tutto diventa molto più difficile se non insostenibile.

Ma cercare di mantenere il controllo, per poter continuare a essere un punto di riferimento stabile per il malato diventa molto importante e al di là delle apparenze non impossibile.

Il malato potrebbe, a seconda della gravità del deterioramento cognitivo, che molto condiziona le sue capacità di capire, non avere piena consapevolezza della portata degli eventi che stiamo vivendo in questi giorni: magari recepisce qualche informazione attraverso i mezzi di comunicazione che parlano quasi esclusivamente di questo, o ascoltando i discorsi degli altri, senza riuscire a dare un senso globale agli eventi. 
Potrebbe pertanto allarmarsi, manifestando intensa paura, che si associa a disturbi comportamentali (richieste di accaparramento di cibo o di denaro), o con frequenti e continue richieste di rassicurazioni (chiedendovi per esempio di continuo la stessa cosa) o sviluppando fissazioni su eventi particolari (ricerca di oggetti specifici o concentrandosi ossessivamente su ricordi del passato). Potrebbe voler uscire certamente non rendendosi conto del senso delle regole restrittive in atto in questo momento. 

Cosa ti consigliamo, quindi, anche se ci rendiamo conto che si tratta di un semplicissimo vademecum di fronte a un problema gigantesco?
Meglio non esporre troppo il/la paziente alle informazioni che arrivano dai mezzi di comunicazione, se necessario fai tu da mediatore, cercando di dare continuità a una routine quotidiana e casalinga che sia il più “normale” possibile. 


Purtroppo RSA aperte, e in generale centri diurni pubblici e privati, sono chiusi: se il malato ha interessi o attività che svolge nel centro diurno, cercate di mantenerle, se possibile, e aiutatelo/la nel portarle a termine (cantare, ballare, ascoltare la musica, guardare delle vecchie fotografie, leggere insieme il giornale, fare giardinaggio, giocare a carte, disegnare, colorare, dipingere, cucire, riordinare, cucinare etc.). 


Non dimenticarti che la convivenza forzata a stretto contatto, può portarti a enfatizzare le difficoltà e i problemi del paziente, perché anche la tua soglia di tolleranza è diminuita!

Essere continuamente esposto/a alla malattia del tuo caro e al dolore della limitata autonomia, della paura di un ambiente con cui non si riesce più a interagire in piena libertà, ti mette a dura prova, e ti espone a un grandissimo stress. La continuità e l’assiduità di questa convivenza senza poter neanche immaginare che una via di uscita c’è (per esempio: faccio un giro e ritorno quando sarò più calmo/a) ingigantisce il tuo senso di frustrazione e di incapacità di gestire la situazione. Vi abbiamo sempre consigliato di prendervi degli spazi tutti vostri, per rigenerarvi, e in questo momento é impossibile farlo nel modo tradizionale, dovendo stare tutti in casa... 

Cosa fare allora?
Bisogna trovarsi delle attività piacevoli per il mantenimento del nostro benessere. Purtroppo, la domiciliarizzazione forzata è un ostacolo, ma puoi ricercare tra le attività che più ti piacciono e ti fanno stare bene quelle che puoi praticare anche stando a casa (ascoltare musica o cercare di rilassarsi leggendo un libro, facendo giardinaggio se possibile, recuperando interessi e hobbies quali cucinare, giocare a carte, fare un po' di ginnastica, guardare un tramonto, dipingere). 
Questo ci aiuta a ritrovare un nostro equilibrio, riattivando il nostro sistema parasimpatico, che produce dei neurotrasmettitori “positivi”, come la serotonina, le endorfine, l'acetilcolina, che sono degli stimolatori di serenità. Se riusciamo a ritrovare un po' di serenità anche il nostro malato lo farà. Ricordati che sei il principale punto di riferimento, e rappresenti per il malato un “regolatore” delle sue emozioni, sei la sua bussola emotiva. Non a caso quando il malato è un po' più spaventato, o confuso, o più consapevole delle sue difficoltà, tende ancor di più ad attaccarsi a te, a richiedere la tua vicinanza e il tuo contatto, anche fisico. Per questo è importante rassicurarlo, con parole semplici o anche senza dire nulla, con uno sguardo, un sorriso, facendogli sentire la tua presenza.

Chi contattare
In caso di bisogno, noi vogliamo essere comunque “presenti”, sebbene non fisicamente, facendoti sentire la nostra vicinanza. Come sai l'ordinanza ministeriale ha chiuso l’accesso al pubblico per quasi tutti gli ambulatori ospedalieri, tra cui anche il nostro. 
Tuttavia, sappiamo che sei a casa e che ti senti solo/a, e che mai come in questo momento potresti aver bisogno, anche solo di una parola di conforto.
Per questo motivo, e finché questa emergenza non sarà terminata, abbiamo esteso la nostra linea telefonica. Uno psicologo / neuropsicologo esperto ti risponderà.
Puoi quindi contattarci dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 16.00, al numero 02/64442126.
Noi siamo qui!

Le informazioni medico-scientifiche pubblicate in questo sito si intendono per un uso esclusivamente informativo e non possono in alcun modo sostituire la visita medica.

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