La storia di Niguarda: questioni di soldi

Leggere la storia di Niguarda è come rovistare nel vecchio baule in soffitta che si vede nei film: alcuni oggetti che scoviamo ci fanno sorridere, alcuni fanno pensare, altri decisamente stupiscono.

Quello di Niguarda era un progetto grandioso.

Anche se non erano previste "stravaganze architettoniche", doveva essere costruito in linea con i concetti moderni di struttura ospedaliera. Anche i posti letto previsti, 1500, erano una cifra ambiziosa, se consideriamo che all’epoca i Comuni, che si facevano carico delle spese sanitarie dei cittadini, tendevano a scoraggiare i “costosi” ricoveri in ospedale a favore delle cure in casa, con il medico di famiglia e magari un’infermiera. La media italiana nel 1939 era di 3,6 posti letto ogni 1000 abitanti.

La direzione della Ca’ Granda Dei Poveri di Dio (come veniva chiamato allora l’odierno Policlinico) aveva deciso di cedere l’antico ospedale sforzesco  al Comune di Milano, che lo acquistò per  600.000 lire e la promessa di alcune migliorie. Niguarda doveva essere la “costola periferica” dello storico ospedale milanese, che, incastrato nel centro cittadino, era inadeguato a cambiamenti strutturali.

Doveva essere inoltre destinato in particolar modo ai “nuovi cittadini” di Milano, ovvero i circa 10.000 operai che vivevano nell’ enorme insediamento  industriale a nord della città, tra Musocco, Affori, Greco e Niguarda. Ecco, nel 1919, un altro enorme investimento: un terreno di  336.578 mq nel cuore di questa zona.

Alla fine, tra il costo del terreno e quello della progettazione e costruzione,si stima che il “progetto Niguarda” costò  circa 101 milioni di lire (circa 84 milioni di euro attuali).

Ad essere grandioso almeno quanto il progetto stesso fu il contributo dei cittadini.

Le cifre parlano chiaro: la realizzazione dell'ospedale Niguarda si deve ai Milanesi, che donarono circa 75 milioni di lire.

E’ rimasta traccia di loro nelle vetrate dell’aula magna, dove il nome di ogni famiglia di finanziatori è accostato al padiglione o alla struttura che ha permesso di costruire. Per citarne alcuni, Emilia Gatti-Castoldi finanziò la medicina e chirurgia Nord, Luigia Antonini Rossini Ostetricia, Luigi Bizzozzero rese possibile il reparto di isolamento.
E a fare il giro completo dell’aula, decine di nomi altri benefattori che hanno finanziato questo ospedale.

Se poi ci spostiamo nel tempo al 1948, quando fu completata la ristrutturazione dell’ospedale che fu distrutto per metà durante un bombardamento nel 1940, la cifra  arriva a 156 milioni, di cui 121 da privati.

In realtà sembra essere una tradizione del  popolo meneghino quella di contribuire di tasca propria alle grandi opere della città.
 
Ci sono tantissimi esempi nella storia, a partire dal Policlinico, il nostro “genitore”, l’ospedale con più contributi privati della storia della città, e poi l’istituto dei ciechi, la casa di riposo per musicisti, orfanatrofi, chiese.
Ma volete sapere la più antica, incredibile storia di donazioni private di questa città? E’ la storia del Duomo!
 
Gian Galeazzo Visconti, a cui la storiografia attribuisce il merito dell' opera, aveva donato una cifra equivalente a 700.000 euro di oggi.
Ma la costruzione del duomo è stata lunghissima. Il cantiere aprì nel 1395 e terminò ufficialmente nell’anno 1500. Ma aggiunte, migliorie, riforme strutturali si avvicendarono nei secoli. La guglia con la madonnina fu eretta nel 1774.

Così negli anni in cui i finanziamenti erano scarsi è con le umili offerte del popolo - che  versava alla chiesa quel poco che aveva- che sono stati portati a termine i lavori. 
E’ stato calcolato che la loro somma supera di molto il contributo del principe.

Notai, speziali, fornai, ingegneri, ma anche uomini d' armi e perfino prostitute pagavano operai e scalpellini con tre boccali di vino d' estate e due d' inverno, e ancora monete di rame, bottoni di madreperla, biada per i cavalli, uova e formaggette, perfino le vesti dei morti di peste.

Insomma...Niguarda come il Duomo di Milano...il più antico dei crowfounding!

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