LUDOPATIE e la febbre del gioco sale

Sale la febbre del gioco in Italia: slot machine, gratta e vinci o anche i tradizionali numeri del lotto, è difficile trovare qualcuno che possa dire di non averci mai puntato qualche euro. Ma quando il confine tra divertimento e patologia viene superato? Che cos’è la ludopatia? E quali sono i numeri del fenomeno? 
 
Ne parliamo con Alberto Zanobio, Responsabile della “Psichiatria di Comunità 2”.


A cosa ci riferiamo con il termine “ludopatia”?

Si fa riferimento alla malattia, non sempre consapevole, generata da un impulso spasmodico al gioco, così spinto da occupare non solo la maggior parte del tempo, ma addirittura la maggior parte dei pensieri e delle attività quotidiane. È una malattia poiché è una dipendenza anche se non da una sostanza, come invece accade per l’alcol o il fumo.


Quali sono gli atteggiamenti tipici del giocatore?

Particolare attenzione viene rivolta al Gioco d’Azzardo Patologico (GAP): il giocatore si abbandona completamente all’impulso del gioco, sia per le sensazioni e le emozioni che da esso derivano sia per le false aspettative riposte. Tipico di questo atteggiamento è la certezza della vincita, garantita per il semplice fatto che si sta giocando tanto. Ma anche quando arriva la vincita, non si smette di puntare, spesso accecati dalla falsa speranza: “oggi è la mia giornata”. 


Quante persone cadono nella rete del gioco nel nostro Paese?

È difficile quantificare con precisione. Un recente studio del Dipartimento Politiche Antidroga stima che in Italia i giocatori d’azzardo patologici siano circa l’1% della popolazione. Se raffrontassimo quel dato alla nostra realtà, dovremmo immaginare che nella sola Milano circa 10 – 15mila persone presentano questo problema.


In che modo può essere sconvolta la vita del giocatore e di chi gli sta intorno?

E’ notevole l’impatto di questa malattia sulla qualità di vita, non solo per chi ne soffre, ma anche per quanti convivono con il giocatore. In particolare le aree che vengono coinvolte riguardano la sfera economica:
è facile incorrere in debiti, prestiti e insolvenze. Spesso ci sono ricadute anche sull’ambito lavorativo: calo del rendimento e del tempo dedicato al lavoro con un rischio di licenziamento o di chiusura dell’attività.
Ma anche le relazioni familiari e sociali possono essere messe a rischio. Pensiamo ai soggetti deboli quali i figli che si ritrovano un genitore dipendente dal gioco: bambini a volte dimenticati a scuola per fare un’altra puntata. Infine non si possono trascurare i problemi legali importanti derivanti dal bisogno di avere denaro a disposizione.


Esiste una cura per uscire dalla “gabbia del gioco”?

Non esiste oggi una cura farmacologica per questa patologia. Sicuramente non è derubricabile ad una questione di forza di volontà. Se fosse limitato a questo, infatti, si finirebbe per commettere lo stesso errore che si fa con tutte le altre dipendenze e di ricadere nel classico “posso smettere quando voglio”. Bisogna farsi aiutare da dei professionisti, l’approccio terapeutico è prevalentemente di tipo psicologico e si attua attraverso tecniche cognitivo-comportamentale. Per accedere a questi servizi è opportuno rivolgersi all’ASL di appartenenza.


Ci sono dei campanelli d’allarme che ci devono mettere in guardia?

Direi che dovremmo preoccuparci quando vediamo che ci stiamo appassionando a giochi quali le slot-machine o gratta e vinci, nei quali la risposta cercata è immediata o quasi. Una slot-machine non è una schedina del totocalcio, gioco quest’ultimo per cui il risultato è conosciuto anche dopo intere giornate. Inoltre ci deve mettere in guardia quando ad esempio ci svegliamo la mattina e quasi subito il pensiero va al gioco o addirittura ci fermiamo in una sala per una giocatina e per questo tardiamo ad un appuntamento. O ancora: quando ci irritiamo se qualcuno ci dice che giochiamo troppo o spesso. È bene che chiediamo aiuto se la situazione sta prendendo questa piega.

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