OSTEOPOROSI: a Niguarda un ambulatorio dedicato

Una patologia al femminile, ma da non trascurare anche per “lui”. 
Il dolore ci spaventa ed è forse l’aspetto della malattia che più percepiamo come una minaccia. In realtà questa sensazione, per quanto fastidiosa, è la spia d’allarme, che la natura ci ha messo a disposizione, per farci capire che nel nostro corpo qualcosa non va.
Quando il meccanismo va a vuoto, e quel campanello non suona, il rischio di scoprire la “falla” troppo tardi è dietro l’angolo ed è un po’ quello che succede in caso di osteoporosi.

 

La parola a Oscar Epis, Reumatologia


Si tratta di una malattia silenziosa, in quanto nel suo stadio iniziale non causa alcun dolore.
Intanto, però, le ossa diventano fragili e, quindi, maggiormente esposte a fratture, anche spontanee. Se non si interviene precocemente o non si cura in maniera adeguata, l’osteoporosi può progredire portando a fratture ossee che si presentano più tipicamente a livello di femore, vertebre e polsi.
A Niguarda abbiamo avviato un ambulatorio dedicato in cui si cerca di “acciuffare” questo “ladro silenzioso”, ma non per questo incurabile. La maggior parte dei pazienti “appartiene al gentil sesso”: le donne, infatti, hanno un rischio 4 volte superiore di incorrere in questa patologia e si stima che in Italia 3,6 milioni di donne ne soffrano.
Il periodo più critico è la menopausa.
Fino all’età di 30 anni il tessuto osseo si costruisce poi, come succede nel normale processo di invecchiamento, le ossa cominciano a consumarsi. Nelle donne, la perdita di massa ossea accelera dopo la menopausa, quando le ovaie smettono di produrre gli estrogeni, gli ormoni che proteggono dalla perdita di tessuto osseo.
Nell’uomo è più difficile indicare un’età precisa, perché non c’è un momento di transizione così evidente come la menopausa. Di certo è opportuno sottoporre le proprie ossa ad un “check up” presto, magari già a 50 anni, soprattutto se si presentano uno o più fattori di rischio.
L’elenco è lungo: chi ha almeno un genitore che ha sofferto di osteoporosi, chi non consuma latte e latticini a sufficienza, chi ha avuto fratture a seguito di piccoli traumi. Ancora: chi soffre di malattie reumatiche o di patologie che possono dare malassorbimento come la celiachia, chi ha usato spesso cortisonici o farmaci che provocano ipogonadismo, chi soffre di ipercalciuria ovvero espelle troppo calcio con le urine, chi è stato colpito da tumore al seno e assume l'inibitore dell'aromatasi (farmaco che allontana il rischio recidive). Sono ad alto rischio anche i grandi fumatori e chi “ha il bicchiere facile”: un consumo smodato di alcolici indebolisce, infatti, le nostre ossa.

 

Diagnosi

Per misurare la densità minerale dell’osso e dunque il rischio di frattura, si utilizza la MOC, la Mineralometria Ossea Computerizzata, ed è considerata ad oggi lo strumento di diagnosi principale per l’osteoporosi.


Prevenzione

Per cercare di prevenire l’osteoporosi è importante avere un’alimentazione ricca di calcio, assumere vitamina D che aiuta il calcio a fissarsi sulle ossa, limitare il consumo di alimenti di origine animale, svolgere attività fisica, ridurre l’assunzione di alcolici e smettere di fumare.
La vitamina D viene prodotta dalla pelle attraverso l’esposizione solare ma alcuni fattori ne limitano la produzione. Tra questi c’è l’età, a parità di esposizione il soggetto anziano produce circa il 30% in meno di vitamina D; l’obesità; la colorazione della pelle; avere indumenti e creme protettive; i vetri che assorbono tutte le radiazioni UVB: quindi stare in ufficio, seppur con le tende aperte, non ha alcun effetto sulla sintesi della vitamina D; l’inquinamento atmosferico (alcuni componenti possono assorbire la radiazione ultravioletta). Così, anche alle nostre latitudini, la maggior parte di noi non si espone a sufficienza. Tra maggio e settembre bisogna esporsi almeno 30 minuti al giorno. Le zone del corpo da scoprire sono viso, braccia e gambe. Non è necessario stare fermi, anche passeggiando si "catturano" i raggi.

Questa vitamina può essere assunta anche con gli alimenti, anche se pochi ne contengono una quantità considerevole, tra questi c’è l’olio di pesce, il salmone, le aringhe e il pesce azzurro in generale. E’ più facile assumere un adeguato quantitativo di calcio, mangiando latte e derivati, ma anche altre fonti alimentari, come mandorle, broccoli, spinaci e soia. 
Per fare la giusta scorta di calcio,è meglio scegliere latte e latticini, che lo contengono in forma maggiormente biodisponibile rispetto a quello degli alimenti vegetali, grazie al miglior rapporto tra calcio e fosforo ottimale, all’assenza di antinutrienti (come l’acido fitico) e alla presenza di vitamina D che ne facilita l’assorbimento. Alcuni esempi: il latte vaccino contiene in media 120 milligrammi di calcio per 100 grammi, lo yogurt 125, i formaggi freschi circa 440 e quelli stagionati 1260. 
Il nostro fabbisogno giornaliero di calcio e vitamina D cambia a seconda dell’età; ad esempio quello di calcio può arrivare anche a 1.200 milligrammi dopo i 50 anni. Il fabbisogno giornaliero di vitamina D varia da 1.500 UI/ die per gli adulti sani a 2.300 UI/die per gli anziani. L’alimentazione in Italia fornisce in media circa 300 UI/ die, per cui, quando l’esposizione solare è virtualmente assente, devono essere garantiti supplementi per 1.200-2000 UI/ die. 
Per sapere se c'è una mancanza, è sufficiente fare un esame del sangue. Il dosaggio della vitamina D è un buon punto di partenza per costruire una schema di cura efficace. Il valore che misura il livello della riserva nel sangue si chiama "25-OH vitaina D". Bisogna preoccuparsi se è inferiore a 30g/ml.


Farmaci

Quando invece l’osteoporosi è già presente si deve ricorrere all’uso di farmaci che agiscono o stimolando l’assorbimento a livello gastrointestinale del calcio o favorendo l’azione di deposito del calcio direttamente sull’osso.

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