Vicino alle donne vittima di violenza

Telefono Donna, che da anni collabora attivamente con l’Ospedale Niguarda di Milano, e Fondazione Cariplo lanciano una campagna di comunicazione a sostegno delle donne vittima di violenza che in questo periodo si trovano a fronteggiare una situazione nuova, grave e pesante.

L’obiettivo è arrivare a queste donne o a chi conoscono casi di questo genere e portare sostegno ed aiuto in una situazione cosi difficile. Si tratta di una campagna di comunicazione dai contenuti molto forti. I claim? Il mio virus è Pietro, Non è il virus a farmi paura, Non andrà tutto bene... 


Le misure anti-contagio imposte dall’emergenza Covid-19 hanno letteralmente consegnato le vittime nelle mani dei carnefici. Le donne che subiscono maltrattamenti nell’ambito della loro convivenza oggi sono costrette a vivere senza sosta ciò che rappresentava già un incubo in precedenza. Uscire, fuggire, rifugiarsi da parenti, amiche, è diventato impossibile in questo periodo – dice Stefania Bartoccetti, presidente di Telefono Donna - Per anni si è lavorato su come uscire dal maltrattamento, sulla prevenzione, sulle sanzioni, sulle pene, siamo abituate all’azione, non eravamo preparate a fornire un supporto sapendo di non poter fermare la violenza. Adesso è fondamentale inventarsi una modalità per essere presenti in questi contesti in cui nessuno che non sia familiare può entrare. È vitale supportare la solitudine e la rassegnazione delle vittime nell’isolamento, perché per loro l’unico significato metaforico che assume la casa, il nido d’amore, è quello di un carcere. Un carcere affettivo in cui scontano con terrore, ansia, e spesso con il rischio della loro incolumità, una unione che invece credevano fondata sull’affetto reciproco, un carcere psicologico e un carcere emotivo fatto di parole, gesti, e comportamenti violenti che in questa vicinanza forzata subiscono con ancora più frequenza di sempre”.


Fondazione Cariplo ha immediatamente appoggiato e sostenuto al campagna perché convinta che questo sia un tema di grande emergenza all’interno della più ampia crisi provocata dalla pandemia, un’emergenza che i più fragili pagano in misura maggiore di altri.
La sfida di sempre oggi diventa ancora più impari, convincere le donne a denunciare il proprio carnefice mentre si trova con lui nel luogo in cui subisce le sue vessazioni.

E oggi più che mai l’impegno deve concentrarsi sul far emergere il problema, c’è bisogno di diffonderlo, di parlarne, c’è bisogno che le donne maltrattate raggiungano la consapevolezza che fuori esiste un mondo giusto, che manifesta il suo dissenso, che denuncia, condanna e c’è bisogno soprattutto che l’opinione pubblica non dimentichi e non sottovaluti la questione della violenza sulle donne, cosa che puntualmente accade per quella “normalizzazione” dovuta a substrati culturali che sono duri a morire nella nostra società che continua a raccontarsi di non essere maschilista e che è disposta a evolversi solo negli ambiti in cui ci sia un profitto.


Questa campagna usa toni molto forti perché abbiamo bisogno dell’attenzione del pubblico, abbiamo bisogno che se ne parli. Il comportamento dell’uomo che perpetua la violenza domestica è assimilabile a quello del “virus”, si intrufola nella vita di una donna subdolamente, supera le sue difese, la indebolisce gradualmente, fino a ucciderla, anche se l’epilogo spesso si consuma in maniera violenta. Il nostro è l’ennesimo tentativo di aprire una breccia nell’omertà nella paura, per dire a quelle donne non siete sole, sappiamo in quale situazione vi troviate, sperando che abbiano il coraggio di chiamarci e che non saremo costrette a raccogliere i cocci quando tutta questa emergenza sarà finita” chiude Bartoccetti.

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