La sindrome di Klinefelter
Cos'è la sindrome di Klinefelter?
La sindrome di Klinefelter è una malattia genetica che si verifica nei maschi, dovuta alla presenza di almeno un cromosoma X in più rispetto al cariotipo maschile normale (46, XY). Normalmente il codice genetico di una persona prevede 46 cromosomi: 22 coppie di cromosomi omologhi e due cromosomi sessuali (XX nelle donne e XY nei maschi). I bambini affetti dalla sindrome di Klinefelter, invece, nascono con almeno 47 cromosomi, perché si aggiunge almeno una copia extra del cromosoma X. La presenza di questa anomalia cromosomica può comportare un ritardo nella pubertà, un incompleto sviluppo dei caratteri sessuali maschili e riduzione della fertilità, che possono essere associati ad altri segni e sintomi tipici.
Epidemiologia
La sindrome di Klinefelter si verifica in circa 1 maschio su 500 nati vivi ma è verosimilmente più frequente, in quanto si ritiene che vi siano soggetti con forme lievi, segni e sintomi più sfumati, che possono sfuggire alla diagnosi, tanto da condurre negli ultimi anni a riclassificare questa condizione da malattia rara a malattia cronica.
Manifestazioni cliniche
I quadri clinici variano notevolmente da un individuo all'altro a seconda dell'alterazione genetica alla base, con manifestazioni più gravi a seconda del numero di cromosomi X in più. Alla nascita i soggetti possono avere testicoli ritenuti o altre anomalie dei genitali; crescendo, il bambino può presentare difficoltà nel linguaggio, di apprendimento e sociali. Tuttavia, la maggior parte non presenta alcun segno fino alla pubertà, quando le manifestazioni cliniche tipiche della sindrome possono diventare più evidenti. I ragazzi, infatti, possono presentare un ritardato o incompleto sviluppo dei caratteri sessuali secondari a causa della ridotta produzione di testosterone che può portare a: testicoli più piccoli e consistenza aumentata, scarsa crescita di peli, tono di voce più acuto, ridotta massa muscolare, ridotto desiderio sessuale, difficoltà all'erezione. Inoltre, i maschi con sindrome di Klinefelter possono presentare alta statura, con una sproporzione tra la lunghezza degli arti e quella del tronco (arti più lunghe, spalle più strette e fianchi più larghi), ginecomastia (cioè presenza di tessuto mammario più sviluppato rispetto ai soggetti di sesso maschile non affetti), difficoltà neuro-psico-motorie, tendenza all’obesità, malattie metaboliche e patologie cardiovascolari e malattie autoimmuni tiroidee, osteopenia o osteoporosi.
Lo spettro delle manifestazioni cliniche è quindi molto ampio e variabile, al punto che una buona parte dei pazienti non presenta una sintomatologia conclamata, ad eccezione della ridotta o assente produzione di spermatozoi (azoospermia), con conseguente infertilità.
Diagnosi
Attualmente la diagnosi di sindrome di Klinefelter è molto più frequente durante le indagini di screening in epoca prenatale (amniocentesi, villocentesi, panels genetici). Alcuni maschi affetti sono riconosciuti alla pubertà in seguito alla comparsa di segni e sintomi tipici ma la maggior parte giunge alla diagnosi solo in età adulta, durante accertamenti per infertilità di coppia. In alcuni soggetti la sindrome di Klinefelter non viene mai diagnosticata.
Per la valutazione di questi pazienti sono fondamentali un accurato esame obiettivo generale e genitale, esami ormonali, che dimostrano il deficit di testosterone, esame del liquido seminale, che evidenzia la riduzione o assenza degli spermatozoi o loro anomalie, ma è sempre necessaria la conferma con test genetico (cariotipo).
Trattamento
Nei soggetti in cui la diagnosi viene posta in epoca prenatale vengono ricercate eventuali difficoltà neuro-psico-motorie e, se presenti, i bambini vengono supportati già dai primi anni di vita. In età adolescenziale e adulta la terapia è sostitutiva con somministrazione di testosterone (transdermica o intramuscolare) volta a correggere il deficit ormonale e consentire un adeguato sviluppo dei caratteri sessuali secondari, migliorare i disturbi sfera sessuale e prevenire l’osteoporosi. Questa terapia non è in grado di correggere la sterilità, ma in alcuni casi è possibile offrire l'opportunità di una fecondazione in vitro; nelle forme più lievi è possibile anche proporre la crioconservazione previa analisi del seme. La terapia sostitutiva richiede controlli periodici per definire il dosaggio adeguato, valutare possibili effetti collaterali e possibili altre complicanze associate alla sindrome.