EMBOLO: tutto quello che c'è da sapere

Si tratta di una bolla di gas o coagulo di sangue che blocca in modo parziale o totale il flusso in una vena o in un’arteria. L’ostruzione del vaso è detta embolia.

L’embolia può essere cerebrale, quando l’embolo è in un’arteria che irrora il cervello e dà frequentemente origine all’ictus, o  polmonare, generalmente causato da una trombosi venosa dalla quale si distacca un coagulo di sangue.

A seconda della natura del coagulo si riconoscono anche l’embolia adiposa, l’embolia da liquido amniotico, l’embolia settica, l’embolia tumorale.

Sono fattori di rischio fumo, sovrappeso, gravidanza, terapie ormonali, precedenti trombosi o flebiti.

La terapia consiste nel rimuovere l’embolo dove possibile con un’operazione chirurgica oppure attraverso farmaci che sciolgano i coaguli di sangue.

 

Dalle nuvole….

 

Si chiama ‘sindrome della classe economica’ ed è il rischio di embolia polmonare che corrono i passeggeri di un aereo. Ma solo quelli della classe economica, dove i sedili, spesso scomodi e ravvicinati, costringono il passeggero a stare seduto con le gambe rattrappite per un lungo tempo bloccando il flusso di sangue negli arti.
Il rischio di embolia aumenta se alla postura si aggiunge la pressurizzazione dell’interno dell’aereo, che favorisce la maggiore coagulazione del sangue: un grumo di sangue si forma nelle vene delle gambe, si rompe, manda in circolo frammenti che viaggiano verso il cuore e poi arrivano nel polmone facendolo soffocare. Su 1 milione di passeggeri l’embolia polmonare ne colpisce 27, in genere chi è già predisposto per la presenza di altri fattori di rischio. Per viaggi più lunghi di 6 ore le hostess insegnano: i rischi ad alta quota si riducono con calze contenitive, molta acqua e poco alcol, niente stivali e indumenti troppo stretti, movimento ritmico di gambe e piedi.

 

…ai fondali marini

 

Lo sanno bene i subacquei: dopo un’immersione si risale in superficie molto lentamente, a una velocità non superiore ai 10 metri al minuto. Una norma di sicurezza per evitare la ‘malattia da decompressione’, che in casi estremi sfocia nell’embolia cerebrale.
A grandi profondità la pressione esercitata dall’acqua è enorme e i tessuti del corpo umano, sotto pressione, assorbono più gas del normale: se la risalita è troppo veloce i gas accumulati, soprattutto l’azoto, si dilatano formando delle bollicine negli organi nei quali il gas si era disciolto (soprattutto articolazioni ed encefalo) e che in casi estremi arrivano nell’aorta o nel cuore perché la risalita è con la testa verso l’alto.
Vertigini, disorientamento, cianosi, difficoltà respiratorie, disturbi cardiaci: con questi segnali d’allarme il sub, appena fuori dall’acqua, deve essere subito portato in camera iperbarica per limitare i danni.
 

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