#Rassegnastampa Pipì a letto dopo i 5 anni: quando è il caso di parlarne con il pediatra

 Pipì a letto dopo i 5 anni: quando è il caso di parlarne con il pediatra

L’enuresi notturna, ovvero la perdita involontaria di urina durante il sonno, dopo i 5 anni non è un semplice “incidente” destinato necessariamente a risolversi con il tempo. Si tratta di un disturbo ancora sottovalutato che, invece, merita di essere valutato con il pediatra, per individuare eventuali cause organiche o fattori psicologici. A parlarne è stata Olga Caporale, medico della Pediatria dell’Ospedale Niguarda di Milano, in un’intervista al Corriere della Sera.

L’enuresi è un disturbo che interessa i bambini in età scolare. “Prima di questa età – racconta la specialista – non si può parlare di enuresi, perché il controllo completo degli sfinteri viene considerato acquisito proprio intorno ai 5 anni”.

L’enuresi può essere primaria, se il bambino non ha mai raggiunto il controllo della minzione notturna e quindi non ha mai smesso di bagnare il letto, oppure secondaria, quando ricomincia a farlo dopo almeno sei mesi di continenza notturna. Va poi fatta un’ulteriore distinzione, legata alla presenza o meno di altri disturbi urinari. “Si parla di enuresi monosintomatica quando l’unico sintomo è la perdita di urina durante il sonno; si definisce invece non monosintomatica quando sono presenti anche sintomi diurni, come incontinenza urinaria, urgenza minzionale o alterazioni della frequenza delle minzioni”.

Ma cosa fare se il bambino continua a bagnare il letto? Molti genitori tendono ad aspettare, pensando che il problema sia destinato a risolversi spontaneamente. Talvolta, a questo atteggiamento si aggiunge anche un senso di imbarazzo.
In realtà, è importante non rimandare. Le cause dell’enuresi possono essere diverse e tra i fattori di rischio c’è anche una predisposizione familiare o la stipsi. “Se un bambino continua a bagnare il letto dopo i 5 anni bisogna sempre riferirlo al proprio pediatra. Qualunque sia il numero di notti bagnate dopo i 5 anni, il problema merita attenzione sia per avviare il corretto iter diagnostico al fine di escludere patologie organiche, sia per una corretta presa in carico globale del bambino e della sua famiglia”.

Il trattamento varia a seconda delle cause, ma in linea di massima prevede un percorso a tappe: “Si inizia con norme comportamentali, poi si può ricorrere all'allarme notturno e, quando necessario, alla terapia farmacologica”. L'allarme notturno è un dispositivo che si attiva alle prime gocce di urina, favorendo nel tempo l'apprendimento del risveglio prima della minzione. “È uno strumento efficace in molti bambini perché facilita il processo maturativo del controllo della minzione - conclude l'esperta - anche se richiede collaborazione e non sempre viene ben tollerato da tutta la famiglia”.

Una volta escluse eventuali patologie organiche, l’enuresi non comporta di per sé danni fisici, ma non deve essere sottovalutata per le possibili ripercussioni emotive e sociali: “È una situazione molto stressante sia per il bambino che per la famiglia - conclude la specialista - perché può limitare la partecipazione a pigiama party, campi estivi e ad altre esperienze tipiche dell'infanzia, con effetti negativi sull'autostima, sul comportamento e sulle relazioni sociali”.  

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