#Rassegnastampa Tra adrenalina e urgenze, la vita dei professionisti dell'emergenza all'Ospedale Niguarda raccontata su SkyTG24
Adrenalina, angoscia, incertezza, ma anche entusiasmo. Sono sentimenti contrastanti quelli che accompagnano la vita dei professionisti che ogni giorno gestiscono pazienti con gravi traumi e patologie di varia natura in Pronto Soccorso. “Il sentimento di adrenalina - racconta Stefania Cimbanassi, direttrice della Chirurgia d’urgenza e del trauma maggiore all’Ospedale Niguarda, in una intervista su SkyTG24 - per me prevale, perché è quella tensione positiva che ti spinge ad essere sempre pronto ad affrontare l’urgenza. L’angoscia, invece, è forse quel sentimento che ti resta addosso quando vai a casa e rivedi ciò che è successo durante il giorno”.
Si tratta di un lavoro estremamente dinamico ed eterogeneo. “Noi non guardiamo solo il cuore come il cardiologo, piuttosto che i polmoni come lo pneumologo - aggiunge Filippo Galbiati, direttore della Medicina d’urgenza e Pronto Soccorso di Niguarda - i casi che osserviamo sono molto variabili; l’altro aspetto affascinante è quello della componente umana perché non sappiamo mai cosa troveremo o le persone che incontreremo; eppure dobbiamo fare attenzione non solo alle cure, ma anche alle fragilità sociali dei pazienti”.
Ogni giorno c’è sempre una nuova sfida da affrontare, ma dopo la pandemia da Covid-19 la natura dei casi affrontati in Pronto Soccorso è profondamente cambiata. “Abbiamo assistito a un’esplosione di lesioni anticonservative, ferite penetranti e fatti legati a violenza da parte di terzi”. È aumentato in modo significativo anche il numero di adolescenti e pre-adolescenti che arrivano per tentato suicidio, abuso di sostanze stupefacenti, disturbi alimentari e gravi disagi psichici: “Specialmente dopo Covid - spiega Galibiati - la sfera adolescenziale e pre-adolescenziale sta vivendo una condizione di disagio diffusa. Ricordo ancora la storia molto drammatica di una ragazzina di 12 anni con un vissuto familiare piuttosto tranquillo e normale che si è suicidata; il gesto di questa ragazzina, che si è buttata dall’ottavo piano, segnalava un disagio profondo che nessuno ha saputo intercettare”.
Le situazioni drammatiche sono tante e capita spesso di perdere un paziente, nonostante gli sforzi messi in campo per salvarlo. “Quello che ti resta addosso in certe situazioni - racconta Cimbanassi - è il senso di annientamento delle persone a cui comunichi la notizia e anche la difficoltà nel trovare le parole giuste per dare certe notizie. Non esiste un manuale d’uso ad opera del professionista per gestire queste situazioni, è qualcosa che impari con l’esperienza mettendoti in gioco”. E Galbiati conclude: “Questo lavoro lo può fare solo chi ha le spalle larghe, solo chi è solido come persona; e una persona solida deve fare i conti anche con i fallimenti nella vita”.
Guarda qui l’intervista a Stefania Cimbanassi…>>
Guarda qui l’intervista a Filippo Galbiati…>>
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