Insufficienza epatica acuta su cronica severa: il trapianto di fegato migliora la sopravvivenza
Lo studio CHANCE, pubblicato su Journal of Hepatology, mostra una migliore sopravvivenza a un anno per i pazienti con ACLF che ricevono un trapianto, anche se per le forme più gravi (ACLF-2 o ACLF-3), rispetto ai pazienti non trapiantati. Tra gli autori gli specialisti del Transplant Center dell'Ospedale Niguarda di Milano
Per i pazienti con insufficienza epatica acuta su cronica (ACLF) grave, il trapianto di fegato migliora la sopravvivenza dei pazienti. Lo conferma lo studio CHANCE, pubblicato su Journal of Hepatology, che fornisce le prime evidenze prospettiche a livello globale sugli esiti del trapianto in questa condizione. Lo studio ha coinvolto 63 centri trapianti a livello mondiale, e vede tra i suoi autori epatologi e chirurghi del Transplant Center dell’Ospedale Niguarda di Milano.
L'ACLF è una sindrome potenzialmente letale che colpisce i pazienti con cirrosi ed è definita da un episodio di scompenso acuto (ascite, sanguinamento digestivo, encefalopatia epatica, infezione batterica), fallimento di uno o più organi tra fegato, rene, cervello, coagulazione, circolo e respiro, ed elevata mortalità a breve termine. Le forme più gravi sono l'ACLF-2, definita da due insufficienze d'organo e l'ACLF-3, da tre o più (fino a sei) insufficienze d’organo.
Lo studio CHANCE ha per la prima volta valutato prospetticamente i vantaggi del trapianto di fegato in questi pazienti, dato che finora si disponeva solo di dati retrospettivi talvolta con risultati contrastanti. I ricercatori hanno seguito 995 pazienti in 63 centri trapianto di Asia, Europa, America Latina e Nord America tra il 2021 e il 2023. Di questi, 612 sono stati sottoposti a trapianto di fegato; 144 pazienti con ACLF-2 o ACLF-3 non sono invece risultati candidabili al trapianto e sono stati seguiti per un anno. "La differenza negli esiti è netta - spiega Giovanni Perricone, specialista dell'Epatologia e Gastroenterologia all'Ospedale Niguarda e tra gli autori dello studio -. Tra i pazienti che non avevano ricevuto un trapianto, il 73% di quelli con ACLF-2 è morto entro un anno, e l'88% di quelli con ACLF-3. Tra i trapiantati, la mortalità a un anno (senza re-trapianto) è stata solo del 10,5% nell'ACLF-2 e del 20,7% nell'ACLF-3. A un anno dal trapianto, inoltre, la maggior parte dei pazienti con ACLF viveva a casa propria e non aveva bisogno di dialisi".
Lo studio CHANCE ha quindi confermato che il trapianto di fegato migliora in modo importante la sopravvivenza dei pazienti con ACLF severa rispetto a chi non viene candidato all'intervento: "I risultati mostrano che anche pazienti cirrotici molto gravi hanno una concreta possibilità di sopravvivere dopo l'intervento". A fare la differenza tra i diversi pazienti è però il numero e il tipo di insufficienze d’organo: la mortalità a un anno dopo il trapianto, infatti, cresce con il numero di insufficienze presenti al momento dell'intervento, raggiungendo il 41,7% se in caso di 5 o 6 insufficienze.
Il trapianto, insomma, è una possibilità in più per i pazienti ma va scelta con cautela, in base alla situazione del singolo paziente: è fondamentale da parte degli specialisti un'attenta valutazione dei rischi e dei benefici nei pazienti più complessi.
Lo studio: Gustot T, Bernal W, Fernández J, et al. Prospective study of the outcomes of liver transplantation in patients with acute-on-chronic liver failure. J Hepatol 2026. DOI: 10.1016/j.jhep.2026.09.015
Il comunicato stampa in inglese è disponibile sul sito della European Foundation for the study of chronic liver failure
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